Le document final du synode. Les votes sur les points les plus controversés

En votant point par point, l’après-midi du samedi 27 octobre, le document final du synode sur les jeunes, les pères synodaux ont approuvé le texte à une très large majorité pratiquement dans tous les cas.

Sur 267 points soumis au vote, à pas moins de 125 reprises, les voix contraires ont été inférieures à 10 et les voix favorables égales ou supérieures à 240.

Seuls quinze points ont suscité un nombre de voix défavorables supérieur ou égal à 30. Et il n’y a que deux points qui ont récolté plus de 50 votes négatifs, ce qui est de toute manière largement inférieur au seuil de 83 votes contraires, soit un tiers des votants, qui aurait été nécessaire pour refuser d’approuver un paragraphe.

Pour ce qui est du premier cas, avec 51 voix  contraires, on retrouve la question d’une plus grande « synodalité » dans l’Église. Les six paragraphes de conclusion sur ce sujet ont tous récolté plus de 30 voix contre.

Pour ce qui est du second cas, on retrouve, avec 65 votes contraires, le point controversé concernant la sexualité et l’homosexualité, un mot qui n’apparaît que deux fois dans tout le document, aux paragraphes 39 et 150, qui renvoie respectivement au Catéchisme de l’Église catholique et à la lettre de 1986 de la Congrégation pour la doctrine de la foi – mais dont l’ombre a plané sur tout le synode, même là où le document le passe sous silence, par exemple au sujet des séminaires de formation des futurs prêtres, ou à propos du fléau des abus, attribués au soi-disant « cléricalisme »..

Le paragraphe 150 sur la sexualité et l’homosexualité, avec 178 voix favorables, a été également celui qui a dépassé par le plus petit écart le seuil minimal des 166 voix, c’est-à-dire les deux tiers des votants nécessaires pour l’approbation.  De plus, seuls quatre paragraphes ont récolté moins de 200 voix favorables: le 3 (sur la valorisation de l' »Instrumentum laboris ») avec 191 voix, le 39 (sur la morale sexuelle) avec 195 voix, le 121 (sur la synodalité) avec 191 voix et le 122 (également sur la synodalité) avec 199 voix.

Voici les huit paragraphes du document final, qui ont tous récolté quelques dizaines de votes négatifs. Il faut néanmoins tenir compte que les votes contraires ne sont pas automatiquement issus des fronts progressistes ou conservateurs mais peuvent provenir des deux camps, pour des raisons diverses et parfois opposées.

Mais avant tout, il nous semble utile de signaler qu’à la veille du vote sur le document final, les pères synodaux ont élu 16 des 21 membres qui formeront le nouveau conseil du Secrétariat du synode chargé de préparer la prochaine séance.

Les voici :

Pour l’Afrique:
Dieudonné Nzapalainga, cardinal archevêque de Bangui, République Centrafricaine;
Gabriel Mbilingi, archevêque de Kubango, Angola;
Andrew Ikea Fuanya, évêque de Mamfé, Cameroun.

Pour l’Amérique latine:
Daniel Fernando Sturla Berthouet, cardinal archevêque de Montevideo, Uruguay;
Jaime Calderón Calderón, évêque de Tapachula, Mexique;
Sérgio de Rocha, cardinal archevêque de Brasilia, Brésil.

Pour l’Amérique du Nord:
Gérald Cyprien Lacroix, cardinal archevêque de Québec, Canada;
Joseph W. Tobin, cardinal archevêque de Newark, États-Unis.

Pour l’Asie:
Luis Antonio G. Tagle, cardinal archevêque de Manille, Filippine;
Oswald Gracias, cardinal archevêque de Mumbai, Inde;
Charles Maung Bo, cardinal archevêque de Yangon, Myanmar.

Pour l’Europe:
Christoph Schönborn, cardinal archevêque de Vienne, Autriche;
Matteo M. Zuppi, archevêque de Bologne, Italie;
Juan José Omella Omella, cardinal archevêque de Barcelone, Espagne.

Pour l’Océanie:
Anthony Colin Fisher, archevêque de Sydney.

Pour les Églises orientales:
Ignace Youssif III Younan, patriarche d’Antioche des Syriens.

Outre ceux-ci le futur conseil synodal sera composé d’un responsable de dicastère de la Curie et de quatre prélats nommés par le Pape.

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Introduction

Le document final de l’Assemblée synodale (en italien)

3. È importante chiarire la relazione tra l’Instrumentum laboris e il Documento finale. Il primo è il quadro di riferimento unitario e sintetico emerso dai due anni di ascolto; il secondo è il frutto del discernimento realizzato e raccoglie i nuclei tematici generativi su cui i Padri sinodali si sono concentrati con particolare intensità e passione. Riconosciamo quindi la diversità e la complementarità di questi due testi.

Il presente Documento è offerto al Santo Padre (cfr. Francesco, Episcopalis communio, n. 18; Istruzione, art. 35 §5) e anche a tutta la Chiesa come frutto di questo Sinodo. Poiché il percorso sinodale non è ancora terminato e prevede una fase attuativa (cfr. Episcopalis communio, n. 19-21), il Documento finale sarà una mappa per orientare i prossimi passi che la Chiesa è chiamata a muovere.

Votes favorables: 191, contraires: 43

Partie I

Capitolo II – Tre snodi cruciali

Riconoscere e reagire a tutti i tipi di abuso

Andare alla radice

30. Esistono diversi tipi di abuso: di potere, economici, di coscienza, sessuali. Si rende evidente il compito di sradicare le forme di esercizio dell’autorità su cui essi si innestano e di contrastare la mancanza di responsabilità e trasparenza con cui molti casi sono stati gestiti. Il desiderio di dominio, la mancanza di dialogo e di trasparenza, le forme di doppia vita, il vuoto spirituale, nonché le fragilità psicologiche sono il terreno su cui prospera la corruzione. Il clericalismo, in particolare, «nasce da una visione elitaria ed escludente della vocazione, che interpreta il ministero ricevuto come un potere da esercitare piuttosto che come un servizio gratuito e generoso da offrire; e ciò conduce a ritenere di appartenere a un gruppo che possiede tutte le risposte e non ha più bisogno di ascoltare e di imparare nulla, o fa finta di ascoltare» (Francesco, Discorso alla I Congregazione Generale della XV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, 3 ottobre 2018).

Votes favorables: 204 , contraires: 31

Capitolo III – Identità e relazioni

Corpo e affettività

Le domande dei giovani

39. La Chiesa ha una ricca tradizione su cui costruire e da cui proporre il proprio insegnamento su tale materia: per esempio il Catechismo della Chiesa Cattolica, la teologia del corpo sviluppata da san Giovanni Paolo II, l’Enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI, l’Esortazione Apostolica Amoris laetitia di Francesco. Ma i giovani, anche quelli che conoscono e vivono tale insegnamento, esprimono il desiderio di ricevere dalla Chiesa una parola chiara, umana ed empatica. Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.

Votes favorables: 195, contraires: 43

Partie II

Capitolo IV – L’arte di discernere

La Chiesa, ambiente per discernere

La coscienza ecclesiale

109. La coscienza di ogni credente nella sua dimensione più personale è sempre in relazione con la coscienza ecclesiale. È solo attraverso la mediazione della Chiesa e della sua tradizione di fede che possiamo accedere all’autentico volto di Dio che si rivela in Gesù Cristo. Il discernimento spirituale si presenta quindi come il sincero lavoro della coscienza, nel proprio impegno di conoscere il bene possibile in base a cui decidersi responsabilmente nel corretto esercizio della ragione pratica, all’interno e alla luce della relazione personale con il Signore Gesù.

Votes favorables: 205 , contraires: 34

Partie III

Capitolo I – La sinodali missionaria della Chiesa

Un dinamismo costitutivo

La forma sinodale della Chiesa

121. L’esperienza vissuta ha reso i partecipanti al Sinodo consapevoli dell’importanza di una forma sinodale della Chiesa per l’annuncio e la trasmissione della fede. La partecipazione dei giovani ha contribuito a “risvegliare” la sinodalità, che è una «dimensione costitutiva della Chiesa. […] Come dice san Giovanni Crisostomo, “Chiesa e Sinodo sono sinonimi” – perché la Chiesa non è altro che il “camminare insieme” del Gregge di Dio sui sentieri della storia incontro a Cristo Signore» (Francesco, Discorso per la Commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015). La sinodalità caratterizza tanto la vita quanto la missione della Chiesa, che è il Popolo di Dio formato da giovani e anziani, uomini e donne di ogni cultura e orizzonte, e il Corpo di Cristo, in cui siamo membra gli uni degli altri, a partire da chi è messo ai margini e calpestato. Nel corso degli scambi e attraverso le testimonianze, il Sinodo ha fatto emergere alcuni tratti fondamentali di uno stile sinodale, verso il quale siamo chiamati a convertirci.

Votes favorables: 191, contraires: 51

Capitolo III – Un rinnovato slancio missionario

Le donne nella Chiesa sinodale

148. Una Chiesa che cerca di vivere uno stile sinodale non potrà fare a meno di riflettere sulla condizione e sul ruolo delle donne al proprio interno, e di conseguenza anche nella società. I giovani e le giovani lo chiedono con grande forza. Le riflessioni sviluppate richiedono di trovare attuazione attraverso un’opera di coraggiosa conversione culturale e di cambiamento nella pratica pastorale quotidiana. Un ambito di particolare importanza a questo riguardo è quello della presenza femminile negli organi ecclesiali a tutti i livelli, anche in funzioni di responsabilità, e della partecipazione femminile ai processi decisionali ecclesiali nel rispetto del ruolo del ministero ordinato. Si tratta di un dovere di giustizia, che trova ispirazione tanto nel modo in cui Gesù si è relazionato con uomini e donne del suo tempo, quanto nell’importanza del ruolo di alcune figure femminili nella Bibbia, nella storia della salvezza e nella vita della Chiesa.

Votes favorables: 201, contraires: 38

Sessualità: una parola chiara, libera, autentica

150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).

Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.

Votes favorables: 168, contraires: 65

Capito IV – Formazione integrale

La formazione dei seminaristi e di consacrati/e

163. Il compito specifico della formazione integrale dei candidati al ministero ordinato e alla vita consacrata maschile e femminile rimane una sfida importante per la Chiesa. Si richiama anche l’importanza di una solida formazione culturale e teologica per consacrate e consacrati. Per quanto riguarda i seminari, il primo compito è ovviamente l’assunzione e la traduzione operativa della nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis. Durante il Sinodo sono emerse alcune sottolineature importanti, che conviene menzionare.

In primo luogo la scelta dei formatori: non basta che siano culturalmente preparati, occorre che siano capaci di relazioni fraterne, di un ascolto empatico e di profonda libertà interiore. In secondo luogo, per un accompagnamento adeguato sarà necessario un serio e competente lavoro in équipe educative differenziate, che includano figure femminili. La costituzione di queste équipe formative in cui interagiscono vocazioni diverse è una piccola ma preziosa forma di sinodalità, che incide sulla mentalità dei giovani nella formazione iniziale. In terzo luogo, la formazione deve puntare a sviluppare nei futuri pastori e consacrati la capacità di esercitare il loro ruolo di guida in modo autorevole e non autoritario, educando i giovani candidati a donarsi per la comunità. Particolare attenzione va prestata ad alcuni criteri formativi quali: il superamento di tendenze al clericalismo, la capacità di lavoro in équipe, la sensibilità per i poveri, la trasparenza di vita, la disponibilità a lasciarsi accompagnare. In quarto luogo è decisiva la serietà del discernimento iniziale, perché troppe volte i giovani che si presentano ai seminari o alle case di formazione vengono accolti senza una conoscenza adeguata e una rilettura approfondita della loro storia. La questione diventa particolarmente delicata nel caso di “seminaristi vaganti”: l’instabilità relazionale e affettiva, e la mancanza di radicamento ecclesiali sono segnali pericolosi. Trascurare la normativa ecclesiale a questo riguardo costituisce un comportamento irresponsabile, che può avere conseguenze molto gravi per la comunità cristiana. Un quinto punto riguarda la consistenza numerica delle comunità di formazione: in quelle troppo grandi si corre il rischio della spersonalizzazione del percorso e di una conoscenza non adeguata dei giovani in cammino, mentre quelle troppo piccole rischiano di essere soffocanti e sottomesse a logiche di dipendenza; in questi casi la soluzione migliore è costituire seminari interdiocesani o case di formazione condivise tra più province religiose, con progetti formativi chiari e responsabilità ben definite.

Votes favorables: 217, contraires: 22

Un article de Sandro Magister, vaticaniste à L’Espresso.