Dall'io a Dio : l'odissea di un poeta giurista nel cuore di Roma

Avvocato e giu­ri­sta a Roma, sag­gi­sta e poe­ta, Luigi Trisolino, nato l’11 otto­bre 1989, incar­na un iti­ne­ra­rio intel­let­tua­le e uma­no fuo­ri dal comu­ne. Dall'attivismo ultra-progressista del­la gio­vi­nez­za all'approdo con­tem­pla­ti­vo e rigo­ro­so nel cat­to­li­ce­si­mo del­la Tradizione, il suo per­cor­so è una sfi­da aper­ta al rela­ti­vi­smo con­tem­po­ra­neo. In que­sta con­ver­sa­zio­ne inten­sa e sen­za scon­ti, il Presidente dei « RadicaTi » riper­cor­re le tap­pe del­la sua con­ver­sio­ne, ana­liz­za la cri­si di iden­ti­tà dell'Europa e lan­cia una pro­po­sta poli­ti­ca, cul­tu­ra­le e poe­ti­ca per le nuo­ve gene­ra­zio­ni in cer­ca di radi­ci e di veri­tà.

Avvocato Trisolino, lei navi­ga pro­fes­sio­nal­men­te tra gli arca­ni del­la buro­cra­zia roma­na e il rigo­re del dirit­to pub­blico, col­ti­van­do al con­tem­po la sen­si­bi­li­tà del poe­ta e la radi­ca­li­tà del con­ver­ti­to. Non è que­sta la defi­ni­zio­ne per­fet­ta di un equi­li­bri­sta… o di un incor­reg­gi­bi­le roman­ti­co che cer­ca anco­ra leg­gi immu­ta­bi­li in un mon­do che cam­bia idea ogni cin­que minu­ti ?

« Le for­mi­che ope­ra­no con la stes­sa labo­rio­si­tà sia quan­do tra­spor­ta­no gra­nel­li di sab­bia, sia quan­do spo­sta­no car­cas­se di inset­ti, sia quan­do sca­va­no nel­la ter­ra. E non è for­se vero che le aqui­le domi­na­no l’aria con la stes­sa for­za ala­ta sia quan­do costrui­sco­no i nidi in cima alle mon­ta­gne, sia quan­do in quei nidi por­ta­no pre­de per sfa­ma­re i pro­pri pul­ci­ni ? Allora in ogni con­te­sto e con ogni mate­ria­le da idea­re, lavo­ra­re o tra­spor­ta­re, sia esso giu­ri­di­co, gior­na­li­sti­co, poe­ti­co, poli­ti­co o teo­lo­gi­co, io resto lo stes­so uomo, mos­so e illu­mi­na­to dal­la stes­sa con­ver­sio­ne a Cristo nel­la tra­di­zio­ne petri­na. Il mio segre­to per pro­va­re a tene­re tut­to insie­me, sen­za mai ricor­re­re a sna­tu­ran­ti equi­li­bri­smi e sen­za mai rin­cor­re­re roman­ti­ci­smi, è resta­re sco­mo­do. Resto sco­mo­do anzi­tut­to di fron­te a me stes­so, veglian­do cri­stia­na­men­te come una sen­ti­nel­la, per tener­mi pron­to qua­lo­ra doves­si esse­re chia­ma­to a risul­ta­re ancor più sco­mo­do là fuo­ri, maga­ri poli­ti­ca­men­te, in mez­zo agli altri. Dopo la mia fati­co­sa e arti­co­la­ta con­ver­sio­ne, nel mio pic­co­lo, nel bat­ter­mi con­tro il glo­ba­li­smo del gen­der e del woke, già ini­zio a risul­ta­re sco­mo­do per i pro­gres­si­sti, da cui ormai da tem­po per coe­ren­za di cat­to­li­co ho pre­so poli­ti­ca­men­te le distan­ze. Ma spe­ro di risul­ta­re pro­po­si­ti­va­men­te sco­mo­do anche in mez­zo a quei con­ser­va­to­ri sbia­di­ti, che ormai nei lin­guag­gi e nel­le azio­ni socio­cul­tu­ra­li qua­si si con­fon­do­no con gli espo­nen­ti del­la palu­de ideo­lo­gi­ca mode­ra­ta, anti­ca­me­ra del pro­gres­si­smo. Persino la mia poe­sia quan­do trat­ta temi socia­li è sco­mo­da. Soprattutto in que­sto tem­po di poe­ti e pseudo-poeti domi­na­ti, anche incon­sa­pe­vol­men­te, dal disin­te­res­se ver­so la poli­ti­ca o da reto­ri­ci impe­gni civi­ci alla mer­cè del pro­gres­si­smo main­stream, del mate­ria­li­smo, del buo­ni­smo mai buo­no e del neo-pacifismo a rime ideo­lo­gi­che obbli­ga­te. Giornalisti e giu­ri­sti non sono da meno in que­sti pro­ces­si di auto-riduzionismo e di con­se­guen­te abor­to del­le coscien­ze. Quindi la sco­mo­da azio­ne del con­ver­ti­to a Cristo nel­la tra­di­zio­ne petri­na, in pre­sen­za di diver­si talen­ti col­ti­va­bi­li, non può che esse­re polie­dri­ca, ener­gi­ca, in ogni ambi­to in cui si può e si rie­sce a testi­mo­nia­re con fede. In que­sto tem­po resta­no como­di sol­tan­to i fal­si pro­fe­ti, gli stes­si che dob­bia­mo con­tra­sta­re pro­muo­ven­do la neces­si­tà uma­na, e poli­ti­ca, di ispi­ra­re le nostre iden­ti­tà, le nostre rego­le nazio­na­li e i nostri Trattati euro­pei al più matu­ro dirit­to natu­ra­le che io cono­sca, ossia quel­lo a radi­ce cri­stia­na ».

Cosa ha aper­to le brec­cia ver­so la con­ver­sio­ne al cat­to­li­ce­si­mo nel suo per­cor­so di giu­ri­sta, immer­so quo­ti­dia­na­men­te nel­la razio­na­li­tà del­le isti­tu­zio­ni pub­bli­che a Roma ? La fede è sta­ta per lei una rot­tu­ra o l'approdo logi­co di una ricer­ca del­la veri­tà ?

« Ho affer­ra­to la real­tà per guar­dar­la drit­ta negli occhi, sen­za più fil­tri rela­ti­vi­sti pro­ve­nien­ti da sovra­strut­tu­re intel­let­tua­li o pro­fes­sio­na­li. La real­tà nel­la sua essen­zia­li­tà ha aper­to le brac­cia, a me che la cir­cum­na­vi­ga­vo. Sono anda­to al di là del­le for­ma­li­tà giu­ri­di­che che tal­vol­ta ingab­bia­no lo Stato di dirit­to, e sono anda­to anche oltre le fin­zio­ni che il mar­xi­smo neo-trozkista pri­ma e il pro­gres­si­smo libe­ra­le poi mi han­no curio­sa­men­te rac­con­ta­to sull’essere uma­no. Non mi è più basta­ta la turi­sti­ca curio­si­tà intel­let­tua­le sull’umano, e sono anda­to così alla ricer­ca auten­ti­ca del­la veri­tà. Dall’età ado­le­scen­zia­le fino ai miei 34 – 35 anni, infat­ti, col­ti­va­vo grup­pi e siste­mi di pen­sie­ro, come un Ulisse desi­de­ro­so di cono­sce­re tut­ti gli iso­lot­ti che lo sepa­ra­no da Itaca, sua vera patria. Di fron­te alla real­tà dell’essere uma­no, di fron­te alla real­tà del­le socie­tà e del­le mute­vo­li civil­tà, ai tem­pi di Gesù come ai tem­pi nostri esi­sto­no valo­ri natu­ra­li non nego­zia­bi­li, e pur aven­do­lo sem­pre sapu­to con­ti­nua­vo a voler cono­sce­re quan­ti più pun­ti di vista pos­si­bi­li in nome di eccen­tri­che inter­pre­ta­zio­ni del­la lai­ci­tà, del­la fra­tel­lan­za e dell’apertura alle diver­si­tà cul­tu­ra­li. La cono­scen­za è fon­da­men­ta­le, sia chia­ro, ma a un cer­to pun­to del per­cor­so del­la vita cia­scu­no ha la respon­sa­bi­li­tà di dire quell’evangelico “si si, no no”. E io l’ho fat­to ini­zian­do un cam­mi­no pasto­ra­le insie­me ad altri gio­va­ni uomi­ni e don­ne, un fine set­ti­ma­na al mese per oltre mez­zo anno, pres­so il con­ven­to fran­ce­sca­no di San Bonaventura al Palatino, un posto roma­no sem­pli­ce dove c’è un giar­di­no mera­vi­glio­so con vista dall’alto sul Colosseo. Lì ho capi­to che c’è una veri­tà, e che i com­pro­mes­si ideo­lo­gi­ci nel­la sfe­ra del dover esse­re sono com­pro­mes­si per­so­na­li, socia­li, sta­ta­li, sovra­sta­ta­li, ma non rap­pre­sen­ta­no la veri­tà sull’essere. Ho guar­da­to in fac­cia la real­tà e ho cer­ca­to la veri­tà in modo final­men­te auten­ti­co. Non pote­vo più soste­ne­re l’ultraprogressismo che pro­vo­ca­to­ria­men­te sosten­ni negli anni del trien­nio al liceo clas­si­co, quan­do addi­rit­tu­ra all’età di 17 anni con ami­ci mili­tan­ti scris­si e feci cir­co­la­re in poche copie un volan­ti­no, affig­gen­do­lo pure su una por­ta late­ra­le del­la mia par­roc­chia natìa in Puglia, per scan­da­liz­za­re chie­den­do la lega­liz­za­zio­ne dei matri­mo­ni di grup­po e del­le ado­zio­ni alle fami­glie di grup­po, pur essen­do sem­pre sta­to for­te­men­te mono­ga­mo nel­la vita per­so­na­le. Ho guar­da­to in fac­cia la real­tà natu­ra­le, e ho abban­do­na­to anche il mio suc­ces­si­vo pro­gres­si­smo libe­ra­le, che fino ai miei 33 – 34 anni non ho disde­gna­to. Quando Cristo dal taber­na­co­lo ha bus­sa­to alla por­ta del­la mia men­te poli­ti­ca­men­te atti­va, per alli­near­la a ciò che in real­tà ho sem­pre nutri­to inti­ma­men­te nel cuo­re, non ho volu­to aprir­gli la por­ta a metà, e gliel’ho aper­ta tut­ta. Sarebbe sta­to ipo­cri­ta da par­te mia aprir­la a metà, e io dete­sto l’ipocrisia. La fede nel­la pro­spet­ti­va del­la tra­di­zio­ne cat­to­li­ca per me è sta­ta un appro­do empi­ri­co, per­so­na­le e con­di­vi­so, fat­to di incon­tri, di vol­ti, di vita, di tem­po. Ma le con­se­guen­ze che la fede cat­to­li­ca ha por­ta­to nel­la mia vita di atti­vi­sta per i dirit­ti e per le liber­tà han­no rap­pre­sen­ta­to una rot­tu­ra poli­ti­ca, con la coe­ren­te e con­se­guen­te sco­per­ta razio­na­le del­la destra divi­na, con­ser­va­tri­ce, fon­da­ta sui dirit­ti natu­ra­li, sul­la cri­stia­ni­tà cul­tu­ra­le, sul libe­ro arbi­trio rispet­to­so del­la vita dal con­ce­pi­men­to alla mor­te natu­ra­le. Da demo­li­ber­ta­rio sol­tan­to inti­ma­men­te pro-vita che ero, così, sono diven­ta­to diver­sa­men­te demo­li­ber­ta­rio, pro-vita, ossia un cat­to­li­co che rico­no­sce pub­bli­ca­men­te e demo­cra­ti­ca­men­te la vita come pre­sup­po­sto logi­co ed empi­ri­co del­la stes­sa liber­tà, sen­za mez­zi ter­mi­ni. La sacra­li­tà del­la vita vie­ne pri­ma del­la liber­ti­na auto­de­ter­mi­na­zio­ne. In real­tà per me si è trat­ta­to di una ri-conversione alla cat­to­li­ci­tà auten­ti­ca, per­ché da bam­bi­no e fino all’età ado­le­scen­zia­le ave­vo una visio­ne chia­ra, inna­mo­ra­ta dei set­te doni del­lo Spirito Santo e ispi­ra­ta al magi­ste­ro del­la Chiesa, anche sul­le que­stio­ni di bio­e­ti­ca. L’Odissea è par­ti­ta da lì, da quel Luigi Trisolino ado­le­scen­te che per ribel­lar­si ai domi­nan­ti sche­mi piccolo-borghesi del­la pro­vin­cia puglie­se degli anni 2004 – 2007 fon­da­va grup­pi poe­ti­ci e poli­ti­ci rivo­lu­zio­na­ri, pri­ma di anda­re a vive­re a fine 2008 a Roma, dove in con­te­sti metro­po­li­ta­ni diven­ni inve­ce uma­ni­sta socia­li­sta e poi libe­ra­le radi­ca­le. La ri-conversione ha fat­to la sua pia­ce­vo­le eru­zio­ne come una goc­cia che diven­ta fiu­me, por­tan­do i suoi frut­ti di rina­sci­ta nel 2025. È sta­to un ritor­no alla mia Itaca, alla mia vera patria, che è il Cristo lun­go la via di Pietro pesca­to­re di uomi­ni. Si è trat­ta­to di un ritor­no al magi­ste­ro cat­to­li­co mol­to vis­su­to, più con­sa­pe­vo­le e soprat­tut­to più matu­ro rispet­to alla mia fede d’infanzia. In filo­so­fia si direb­be che la dia­let­ti­ca del­la mia fede cat­to­li­ca, con le con­se­guen­ti scel­te poli­ti­che di bio­e­ti­ca, potreb­be esse­re rap­pre­sen­ta­ta dal­la dia­let­ti­ca del­la destra hege­lia­na, dove c’è una tesi che sareb­be la mia infan­zia, una anti­te­si che sareb­be la mia ado­le­scen­za con la suc­ces­si­va pri­ma gio­vi­nez­za e poi una sin­te­si, ossia la mia attua­le vita dopo la ri-conversione, che rea­liz­za in modo più com­piu­to la radi­ce cat­to­li­ca del­la mia tesi nati­va ».

Spesso il cam­mi­no intel­let­tua­le ver­so la fede ha biso­gno di un'incarnazione. Qual è sta­to il ruo­lo pre­ci­so del­la litur­gia e dei sacra­men­ti nel­la sua con­ver­sio­ne ? È sta­ta la bel­lez­za, il silen­zio o la sacra­li­tà del rito ad ave­re la meglio sul­la sua ragio­ne di giu­ri­sta e a scon­vol­ge­re il suo cuo­re di poe­ta ?
« Sul Palatino ho spo­glia­to l’intelletto dal­le cro­ste ideo­lo­gi­che, ho affi­da­to la mia vita allo Spirito Santo nel silen­zio del­le ado­ra­zio­ni euca­ri­sti­che, ho visto nasce­re voca­zio­ni alla via reli­gio­sa fran­ce­sca­na in quat­tro ragaz­zi, di cui uno diver­si anni più gran­de di me. Ho anche visto come il logos del­lo Spirito ha agi­to sul razio­na­li­smo di un ami­co, che fa il pro­fes­so­re di mate­ma­ti­ca all’università La Sapienza e che ha segui­to il mio stes­so cam­mi­no al Bonaventura. Arrivato a me, lo Spirito mi ha ricon­fer­ma­to ciò che ho sem­pre sapu­to, ossia il mio esse­re voca­to per una esi­sten­za lai­ca incom­pa­ti­bi­le con una vita da sagre­stia e abi­ti sacri, e mi ha fat­to vede­re tra le mie stes­se mani alcu­ne armi, pic­co­le ma comun­que esi­sten­ti. Le armi del­la poli­ti­ca e del dirit­to, ma soprat­tut­to del­la poe­sia, e di tut­to ciò ho fat­to dono a Dio. Ho dun­que mes­so nel fuo­co sacro del­la vita una pos­si­bi­le mis­sio­ne di atti­vi­sta, per con­ser­va­re e rav­vi­va­re la buo­na novel­la del Signore attra­ver­so una ragio­ne uma­na natu­ra­le capa­ce di non scin­der­si a com­par­ti­men­to sta­gno rispet­to alla fede. Sul pia­no litur­gi­co nel­le cele­bra­zio­ni apprez­zo i momen­ti di silen­zio, davan­ti alla tran­su­stan­zia­zio­ne del pane e del vino in cor­po e san­gue di Cristo. Penso di aver per­ce­pi­to Dio attra­ver­so il sole all’età di 14 anni duran­te un cam­po scuo­la di Azione Cattolica in Calabria, e attra­ver­so il ven­to all’età di 17 anni sul bal­co­ne del­la casa natìa in Puglia. Adesso, for­se, potrei gustar­ne la pre­sen­za nel­lo spa­zio infi­ni­to che si apre quan­do rie­sco a edi­fi­ca­re un silen­zio discen­te, nel recin­to ter­re­no del­la mia inte­rio­ri­tà. A fine luglio 2026 è usci­to “Carnànima  — Madrepoesìa patria e pel­le­gri­na”, il mio libro di cin­quan­ta poe­sie cri­sti­che, pel­le­gri­ne e patrio­te che ho scrit­to nel 2025 tra Tivoli, Roma, il deser­to del Fayyum, Il Cairo, la Galizia spa­gno­la, Milano, la Sicilia, diver­se loca­li­tà puglie­si e così via. Quelle poe­sie coin­ci­do­no, esse stes­se, con la mia con­ver­sio­ne. La mia rac­col­ta poe­ti­ca “Carnànima”, che il 12 e 13 set­tem­bre 2026 ho pre­sen­ta­to in Francia al Salone del Libro Spirituale pres­so il Museo Marabini-Martac di Menton, è fon­da­men­ta­le per pene­tra­re nel mio cam­mi­no di rina­sci­ta, e spe­ro che i miei ver­si poe­ti­ci pos­sa­no esse­re uti­li ispi­ran­do e con­ver­ten­do qual­che let­to­re ».

Oggi assi­stia­mo a que­sto para­dos­so sor­pren­den­te : mol­ti gio­va­ni, satu­ri di scher­mi e di sog­get­ti­vi­smo, si rivol­go­no alla mes­sa tra­di­zio­na­le e alle for­me clas­si­che del­la fede. Lei che ha spo­sa­to que­sta Tradizione, cosa ha da offri­re di così irri­nun­cia­bi­le a una gene­ra­zio­ne in cer­ca di pun­ti di rife­ri­men­to sal­di ?
« Da offri­re ho solo la mia testi­mo­nian­za. Porgo la mia car­nà­ni­ma, tut­ta inte­ra, tut­ta nuda e tut­ta uni­ta, attra­ver­so i miei ver­si poe­ti­ci di con­ver­sio­ne. Un anno fa, ad ago­sto 2025, ero a Santiago de Compostela, dove sono atter­ra­to como­da­men­te in aereo sen­za fare il cam­mi­no, ma è sta­to il cam­mi­no di Santiago a veni­re da me, tra spiag­ge ocea­ni­che e mac­chie medi­ter­ra­nee scon­fi­na­te dove con tac­cui­no e pen­na ho mor­so tra i den­ti la con­sa­pe­vo­lez­za che cia­scu­no di noi, pur pas­seg­ge­ro e cir­co­scrit­to su pun­ti­ni spe­ci­fi­ci di que­sta Terra per un bre­ve tem­po, con­ta mol­to agli occhi peren­ne­men­te inna­mo­ra­ti del Creatore. E ho da offri­re mili­tan­za politico-culturale per pro­muo­ve­re là fuo­ri i valo­ri non nego­zia­bi­li del­la vita, del­la sacra pro­prie­tà pri­va­ta fami­lia­re e azien­da­le, del­la dife­sa dei ter­ri­to­ri dai glo­ba­li­smi finan­zia­ri mate­ria­li­sti e anti­cri­stia­ni. Insieme al mio ami­co e col­la­bo­ra­to­re Antonio Margheriti da poco ho fon­da­to l’associazione cat­to­pa­trio­ta “i RadicaTi – dal dirit­to natu­ra­le alla leg­ge”, o più sem­pli­ce­men­te “i RadicaTi”, che pre­sie­do. Con l’associazione ci bat­tia­mo su gior­na­li, radio, cana­li di web-TV, con con­ve­gni e con­fe­ren­ze in Senato e in Camera dei depu­ta­ti a Roma, e non solo. . È già dispo­ni­bi­le il sito inter­net uffi­cia­le ira​di​ca​ti​.it, dove chi è inte­res­sa­to può iscri­ver­si all’associazione e col­la­bo­ra­re in varie for­me ».

Il Belgio è sta­to pro­fon­da­men­te segna­to dal­la cri­si degli abu­si ses­sua­li, che ha scos­so la fidu­cia dei fedeli e scre­di­ta­to l'istituzione. In qua­li­tà di giu­ri­sta e cat­to­li­co lega­to all'esigenza mora­le, come ana­liz­za que­sta pro­va ? La Chiesa può ritro­va­re la sua voce pro­fe­ti­ca sen­za una tra­spa­ren­za radi­ca­le e un ritor­no intran­si­gen­te alla san­ti­tà del sacer­do­zio ?

« Questi bru­ta­li feno­me­ni devo­no esse­re puni­ti dura­men­te e non biso­gna aver pau­ra di denun­cia­re, ma occor­re anche sta­re atten­ti alla veri­tà dei fat­ti, per non rischia­re di crea­re più mostri di quel­li effet­ti­va­men­te esi­sten­ti. Occorre evi­ta­re ogni stru­men­ta­liz­za­zio­ne e ogni auto­ma­ti­smo ingiu­sta­men­te giu­sti­zia­li­sta, e lo dico da garan­ti­sta ver­so tut­ti. Solo se e quan­do la Chiesa cat­to­li­ca bel­ga e di ogni par­te del mon­do riu­sci­rà a sen­tir­si fie­ra di denun­cia­re gli abu­si ses­sua­li rea­li, e di punir­li, potre­mo dir­ci dav­ve­ro sod­di­sfat­ti del lavo­ro del­le sagre­stie e del­le buro­cra­zie eccle­sia­li. La nostra fede, mes­sa alla pro­va di fron­te alle ingiu­sti­zie inter­ne alla Chiesa, dovrà esse­re ali­men­ta­ta dal­la for­za del­la veri­tà in sé, sen­za aver pau­ra di cri­ti­ca­re even­tua­li poli­ti­che cle­ri­ca­li immo­ra­li o even­tua­li abo­mi­ni loca­li­sti­ci da sagre­stia. La Chiesa deve pre­ten­de­re mini­stri del cul­to dispo­ni­bi­li alla tra­spa­ren­za negli sti­li di vita, altri­men­ti non potrà pro­fe­tiz­za­re. Soltanto una isti­tu­zio­ne comu­ni­ta­ria one­sta può far­si pro­fe­ta in una socie­tà di masche­re e oppor­tu­ni­smi ».

Sul pia­no eti­co, il Belgio è uno dei Paesi più per­mis­si­vi d'Europa, in par­ti­co­la­re per quan­to riguar­da l'aborto e l'eutanasia. Per un gio­va­ne catto­li­co, testi­mo­nia­re il rispet­to del­la vita sem­bra spes­so una bat­ta­glia di retro­guar­dia, se non addi­rit­tu­ra un rea­to d'opinione. Come deve posi­zio­nar­si un cri­stia­no di fron­te a que­sto "con­sen­so" sta­ta­le sen­za cade­re nel­lo sco­rag­gia­men­to o nel com­pro­mes­so ?

« Le rispon­do facen­do­le un esem­pio mol­to pra­ti­co. Noi RadicaTi, appe­na fon­da­ta l’associazione a giu­gno 2026, sia­mo sta­ti con il nostro logo in mez­zo agli altri in pri­ma fila alla Marcia per la Vita di Roma, orga­niz­za­ta da Pro Vita & Famiglia. In quel­la occa­sio­ne ho anche per­so­nal­men­te cono­sciu­to e mar­cia­to insie­me a Mons. Suetta, vesco­vo di Sanremo pesan­te­men­te cri­ti­ca­to dai pro­gres­si­sti per la scel­ta di suo­na­re le cam­pa­ne con­tro l’aborto. Tutto que­sto è docu­men­ta­to sui miei pro­fi­li social e anche sul sito inter­net dei RadicaTi. Siamo per la pro­mo­zio­ne cul­tu­ra­le e socia­le del valo­re del­la vita e non ci fa pau­ra dir­lo aper­ta­men­te, anche all’interno del­la destra e del cen­tro­de­stra da cui ci aspet­tia­mo corag­gio e iden­ti­tà su que­sti temi.

In autun­no qua­si sicu­ra­men­te nel Parlamento ita­lia­no ver­rà ripro­po­sto il bivio sul­la lega­liz­za­zio­ne del sui­ci­dio medi­cal­men­te assi­sti­to, anti­ca­me­ra dell’eutanasia. Noi, come asso­cia­zio­ne “i RadicaTi”, stia­mo facen­do sen­ti­re la nostra con­tra­rie­tà asso­lu­ta su Radio Maria, sui gior­na­li, ma anche in alcu­ne riu­nio­ni dove sono pre­sen­ti par­la­men­ta­ri ita­lia­ni. In Italia si è venu­ta a crea­re una situa­zio­ne dif­fi­ci­le su quel fron­te, per­ché dopo una sen­ten­za del­la Corte costi­tu­zio­na­le che nel 2019 ha depe­na­liz­za­to un’area di azio­ni vol­te ad aiu­ta­re i sui­ci­di in alcu­ne cir­co­stan­ze, ben quat­tro regio­ni ita­lia­ne da ulti­mo han­no ema­na­to leg­gi regio­na­li sul sui­ci­dio medi­cal­men­te assi­sti­to, e dun­que secon­do noi RadicaTi urge una leg­ge nazio­na­le che met­ta ordi­ne san­cen­do l’espresso divie­to, su tut­to il ter­ri­to­rio del­la Repubblica, sia per le pra­ti­che di sui­ci­dio assi­sti­to sia per quel­le di euta­na­sia atti­va.

In autun­no por­te­re­mo avan­ti la nostra bat­ta­glia. Almeno dove non esi­ste anco­ra una leg­ge nazio­na­le che rico­no­sce l’eutanasia e il sui­ci­dio assi­sti­to, come cat­to­li­ci e come giu­sna­tu­ra­li­sti lega­li­ta­ri dob­bia­mo far­ci sen­ti­re con la nostra testi­mo­nian­za. Chi non lot­ta non testi­mo­nia, e chi non testi­mo­nia o testi­mo­nia sol­tan­to a metà per codar­dia non è fede­le alla Parola di Dio o, per chi non cre­de, non è fede­le all’ordine natu­ra­le e alla ragio­ne uma­na.

Passando al tema dell'aborto, dato che esi­ste già una leg­ge da mol­to tem­po e in mol­tis­si­mi Paesi, e sic­co­me non è con­cre­ta­men­te per­cor­ri­bi­le la via legi­sla­ti­va abo­li­zio­ni­sta, dob­bia­mo pre­si­dia­re il ter­re­no del­la vita intrau­te­ri­na con­tra­stan­do tut­ti quei pro­get­ti che ten­do­no a faci­li­ta­re o incre­men­ta­re gli abor­ti. In Unione euro­pea, per esem­pio, occor­re far­si sen­ti­re affin­ché con i sol­di dei cit­ta­di­ni degli Stati mem­bri non si finan­zi­no pro­get­ti abor­ti­sti radi­ca­li, come quel­lo di ‘My Voice, My Choice’ sul cosid­det­to “Erasmus dell’aborto”, con cui si vor­reb­be­ro age­vo­la­re gli abor­ti libe­ri attra­ver­so viag­gi di don­ne in Paesi dove vigo­no nor­me più aper­tu­ri­ste, e dun­que più mate­ria­li­ste e sva­lu­ta­ti­ve del­la vita in sé. Ho denun­cia­to l’assurdità di tale pro­get­to in un mio arti­co­lo inti­to­la­to “Naturalità e leg­ge. Legalizzare i dirit­ti natu­ra­li”, pub­bli­ca­to sul­la Miscellanea 2026 del­la Fondazione Vexillum del Card. Burke, in un libro a più mani in cui il mio sag­gio ha l’onore di esse­re sta­to edi­to insie­me agli arti­co­li dei Cardinali Burke, Comastri e Farina. Occorre infat­ti fare pres­sio­ne anche in let­te­ra­tu­ra, per non lascia­re quest’ultima in mano al mono­po­lio lai­ci­sta main­stream. Invito i gio­va­ni cat­to­li­ci a sco­pri­re il valo­re del­la mili­tan­za, e ad appas­sio­nar­si fat­ti­va­men­te ad essa in quan­to cat­to­li­ci. Noi RadicaTi vi aspet­tia­mo ».

Il Belgio, e in par­ti­co­la­re Bruxelles, è il cro­ce­via di un mul­ti­cul­tu­ra­li­smo inten­so in cui il cat­to­li­ce­si­mo sto­ri­co si scon­tra da un lato con un seco­la­ri­smo aggres­si­vo e dall’altro con un’affer­ma­zio­ne reli­gio­sa isla­mi­ca. Che sguar­do por­ta un osser­va­to­re roma­no su que­sta per­di­ta d’iden­ti­tà cri­stia­na nell’Europa del Nord ? Il mul­ti­cul­tu­ra­li­smo pri­vo di pun­ti di rife­ri­men­to spi­ri­tua­li comu­ni non rischia di con­dur­re a un vuo­to civi­le ?

« L’indimenticabile Joseph Ratzinger, il cui pen­sie­ro sull’uomo e sul­la cri­stia­ni­tà ispi­ra l’associazione “i RadicaTi” che pre­sie­do, nel 2004 denun­ciò che c’è qui un odio di sé dell’Occidente che è stra­no, e che si può con­si­de­ra­re solo come qual­co­sa di pato­lo­gi­co. Il gran­de teo­lo­go, che sareb­be di lì a bre­ve dive­nu­to pon­te­fi­ce, aggiun­se che l’Occidente ten­ta di aprir­si a valo­ri ester­ni ma non ama più sé stes­so, e che del­la sua sto­ria vede ormai sol­tan­to ciò che è depre­ca­bi­le, men­tre non è più in gra­do di per­ce­pi­re ciò che è gran­de e puro. Per ripren­de­re Ratzinger, dob­bia­mo ricor­da­re a Bruxelles, al Belgio inte­ro e a tut­ta l’Unione euro­pea, oltre che alle sin­go­le Nazioni gui­da­te da pro­gres­si­sti di ban­die­ra, che se non sai chi sei, da dove vie­ni e dove vuoi anda­re al livel­lo con­ti­nen­ta­le, sei desti­na­to a soc­com­be­re, o a soprav­vi­ve­re da vin­to. Serve un atto poli­ti­co for­te da par­te dell’Europa e di tut­ti gli appa­ra­ti sovra­na­zio­na­li euro­pei, ser­ve inse­ri­re le radi­ci cri­stia­ne nel Trattato sull’Unione euro­pea e nel Trattato sul fun­zio­na­men­to dell’Unione euro­pea. Solo così evi­te­re­mo di dar­ci in pasto alla can­cel cul­tu­re, che è la figlia bar­ba­ra del vuo­to e del nichi­li­smo odier­no. Inserire espres­sa­men­te le radi­ci cri­stia­ne a fon­da­men­to dei Trattati e dei prin­cì­pi gene­ra­li euro­pei impli­ca una corag­gio­sa inver­sio­ne di ten­den­za cul­tu­ra­le e nor­ma­ti­va, rispet­to alla bio­e­ti­ca del nichi­li­smo che da più par­ti si sta facen­do stra­da in Europa, e che di fat­to ci por­te­rà ver­so una euta­na­sia dell’Europa ».

Siamo un po’ imper­ti­nen­ti : il ritor­no alla fede, il suo e quel­lo di alcu­ni gio­va­ni, non sareb­be in fon­do che un ten­ta­ti­vo dispe­ra­to di “sal­va­re il sal­va­bi­le”, un rifles­so iden­ti­ta­rio e rea­zio­na­rio di fron­te al mul­ti­cul­tu­ra­li­smo e alla pau­ra del gran­de vuo­to civi­le ? Insomma, non si rischia di tra­sfor­ma­re Cristo in un sem­pli­ce baluar­do socio­lo­gi­co ?

« L’impertinenza se è medi­ta­ti­va e pro­po­si­ti­va mi pia­ce, per­ché è il ger­mo­glio che rive­la la fati­ca del­la semi­na, in atte­sa di un miglio­re rac­col­to. Partiamo dal pre­sup­po­sto che per scan­da­liz­zar­mi ci vuo­le un cata­cli­sma, e for­se nem­me­no mi scan­da­liz­ze­rei. Partiamo anche dal fat­to che per­so­nal­men­te non ho pau­ra di ciò che sono sta­to e dei pro­gres­si­sti che in pas­sa­to ho soste­nu­to, di cui cono­sco i pen­sie­ri, le meto­do­lo­gie e soprat­tut­to i  limi­ti. Detto tut­to ciò, la fede ti fa graf­fia­re la pati­na dell’indifferenza, ti fa pro­ce­de­re in modo orga­niz­za­to ma al con­tem­po ti fa anda­re all’arrembaggio sul­la vita, con fati­co­sa spe­ran­za, con stu­dio, con labo­rio­se inno­va­zio­ni che sap­pia­no con­ser­va­re la natu­ra­li­tà del vive­re in socie­tà. L’unica cosa che la fede non ti fa fare, o dovreb­be non far­ti fare, è il con­se­gnar­ti a brac­cia alza­te alla pau­ra. Se la nostra mili­tan­za sca­tu­ri­sce dav­ve­ro da una sin­ce­ra con­ver­sio­ne cri­stia­na, affi­dia­mo la for­za uma­na, fini­ta e limi­ta­ta, alla ispi­ra­zio­ne divi­na che è inve­ce infi­ni­ta e illi­mi­ta­ta. Pur nel­la uma­na pau­ra, nes­su­na pau­ra deve fer­ma­re chi si ispi­ra alla fon­te del­la vita stes­sa, Cristo. Non è un tran­seun­te affla­to roman­ti­co, né un mero costrut­to socio­lo­gi­co. È mol­to di più ».

Storicamente, la vita isti­tu­zio­na­le belga — pla­sma­ta dal­lo spi­ri­to del­la Rivoluzione fran­ce­se, dall'umanismo seco­la­re e dall'influenza dura­tu­ra del­le reti mas­so­ni­che — ha spes­so cer­ca­to di rele­ga­re la fede nel­la sfe­ra stret­ta­men­te pri­va­ta, san­cen­do in un cer­to sen­so il fal­li­men­to sto­ri­co del “cri­stia­ne­si­mo poli­ti­co” e dei par­ti­ti con­fes­sio­na­li. Di fron­te a ciò, qua­le deve esse­re la postu­ra dei cri­stia­ni oggi : biso­gna anco­ra impe­gnar­si atti­va­men­te nel­la mischia poli­ti­ca cor­ren­do il rischio di dis­solversi, o pri­vi­le­gia­re la costru­zio­ne di iso­le di resi­sten­za cul­tu­ra­le e spi­ri­tua­le ?

« Non ser­ve fare ope­ra­zio­ni ugua­li e con­tra­rie alla Comune di Parigi, poi­ché una Comune dei cat­to­li­ci piut­to­sto che smie­la­te comu­ni­tà chiu­se tra mura sol­tan­to spi­ri­tua­li e fami­lia­ri, piut­to­sto che un ana­cro­ni­sti­co Partito dei cat­to­li­ci o dei cri­stia­ni, piut­to­sto che ritor­ni nostal­gi­ci a imma­gi­na­rie isti­tu­zio­ni sta­ta­li o sovra­sta­ta­li con­fes­sio­na­li e dipen­den­ti dall’imperio cle­ri­ca­le, e così via, sono idee non solo impra­ti­ca­bi­li e fal­li­men­ta­ri ma anche odier­na­men­te mal­sa­ne.

Come cat­to­li­ci nel­lo scru­ti­nio del­la nostra coscien­za dob­bia­mo far­ci un esa­me di coe­ren­za, anche sul pia­no poli­ti­co, che è lo stes­so pia­no su cui si age­vo­la la pro­prie­tà pri­va­ta per age­vo­la­re la for­ma­zio­ne del­la fami­glia, che è lo stes­so pia­no su cui si tute­la la vita con divie­ti di ado­zio­ni gay, di euta­na­sia, di sui­ci­dio assi­sti­to, che è lo stes­so pia­no su cui pos­sia­mo fare in modo che l’aborto non diven­ti mai la liber­ti­na vomi­ta­ta del saba­to sera.  Dobbiamo impe­gnar­ci in poli­ti­ca tra i con­ser­va­to­ri. Dobbiamo sfa­ta­re il fal­so mito del cri­stia­ne­si­mo comu­ni­sta e glo­ba­li­sta, che nul­la c’entra con il cat­to­li­ce­si­mo. Dobbiamo quin­di invi­ta­re i cosid­det­ti “comu­ni­stel­li da sagre­stia” ad occu­par­si di mora­le e di cari­tà, non di mora­li­smo o di buo­ni­smo. Il pas­so evan­ge­li­co “ero stra­nie­ro e mi ave­te accol­to”, per esem­pio, nul­la c’entra con l’ammissibilità dell’immigrazionismo di mas­sa, il qua­le inve­ce mina la sicu­rez­za e il Welfare dei Paesi euro­pei. Come RadicaTi stia­mo pro­van­do a dia­lo­ga­re con i con­ser­va­to­ri, per dare il nostro con­tri­bu­to col­ti­van­do l’area cat­to­li­ca sen­za reto­ri­che e sen­za scon­ti valo­ria­li all’interno del par­ti­to del Presidente del Consiglio dei mini­stri ita­lia­no Meloni. Nello stes­so tem­po non demo­niz­zia­mo il nuo­vo par­ti­to che è recen­te­men­te nato a destra dei par­ti­ti attual­men­te al gover­no in Italia. In gene­ra­le, non è più il tem­po di vagheg­gia­re par­ti­ti cat­to­li­ci con la paro­la “cri­stia­no” o “cat­to­li­co” all’interno dei loghi, così come non è più il tem­po di fare i mode­ra­ti sen­za spi­na dor­sa­le, o di rac­cat­ta­re qua­lun­qui­smi in un gran­de cen­tro poli­ti­ca­men­te palu­do­so, men­tre ci accin­gia­mo a emi­gra­re dall’età del­le post-ideologie all’età del­la post-politica tra pixel e AI. Come RadicaTi ovvia­men­te sia­mo aper­ti ad acco­glie­re i con­tri­bu­ti uma­ni e poli­ti­ci da chiun­que pra­ti­chi con sacra­li­tà il logos, o anche solo il buon sen­so ».

Lei è al con­tem­po giu­ri­sta, sag­gi­sta e poe­ta. Come con­vi­vo­no que­ste tre dimen­sio­ni nel­la sua vita di cri­stia­no ? Il dirit­to fis­sa i limi­ti del­la cit­tà ter­re­na, la poe­sia toc­ca l'ineffabile e la fede dà il sen­so ulti­mo : come evi­ta la schi­zo­fre­nia in un mon­do pro­fes­sio­na­le spes­so discon­nes­so dal tra­scen­den­te ?

« Diritto, poli­ti­ca e poe­sia sono intrec­cia­ti nel­la mia stes­sa iden­ti­tà, e diven­ta­no azio­ne quo­ti­dia­na. La poe­sia, in par­ti­co­la­re, è al con­tem­po sostan­za e for­ma del­la mia con­ver­sio­ne. La poe­sia per me è il mez­zo tra il cie­lo e la ter­ra, tra il den­tro e il fuo­ri, tra me e Dio, tra me e cia­scun altro, tra me e le mie radi­ci pri­mi­ge­nie. A tene­re tut­to insie­me è lo spi­ri­to di mis­sio­ne, che in alcu­ni ambi­ti come il dirit­to diven­ta spi­ri­to di ser­vi­zio, men­tre in poli­ti­ca attual­men­te è spi­ri­to di soli­da­rie­tà e bat­ta­glia, non aven­do inca­ri­chi poli­ti­ci all’interno di par­ti­ti. Poesia, inve­ce, è tut­to ciò e mol­to di più. Poesia è anche ciò che mi per­met­te di oltre­pas­sa­re il limi­te del mio poco più che nul­la. Poesia è per me spa­zio di dia­let­ti­ca tra l’ascolto del divi­no e l’ascolto dell’umano. Io la vivo così. Per quan­to riguar­da inve­ce la schi­zo­fre­nia, la si evi­ta tran­quil­la­men­te se non ci si inven­ta poe­ti e se non ci si improv­vi­sa giu­ri­sti isti­tu­zio­na­li o atti­vi­sti poli­ti­ci dall’oggi al doma­ni. Il dirit­to è un’arte che ho col­ti­va­to per anni e anni tra diver­se pro­fes­sio­ni giu­ri­di­che e tra diver­si sag­gi e libri che ho scrit­to, pas­san­do anche tan­te not­ti inson­ni. La pas­sio­ne per l’attivismo poli­ti­co mi ha visto pro­mo­to­re del­la mia pri­ma bat­ta­glia all’età di 13 anni. La poe­sia mi vede suo aman­te sin da bam­bi­no, e all’età di 12 anni deci­si che avrei segui­to quel fuo­co e quel­la luce per tut­ta la vita. Un tron­co capa­ce di reg­ge­re e ali­men­ta­re più rami sen­za sec­ca­re ha for­ti radi­ci per far­lo ».

Per con­clu­de­re, men­tre l'Europa sem­bra tal­vol­ta into­na­re gli ulti­mi atti di una civil­tà cre­pu­sco­la­re, mol­ti gio­va­ni torna­no a bus­sa­re alle por­te del­la Tradizione e risco­pro­no la bel­lez­za del­la pre­ghie­ra. Quale scin­til­la di spe­ran­za cri­stia­na vor­reb­be depo­si­ta­re nel cuo­re di un gio­va­ne bel­ga di oggi per ricor­dar­gli che il futu­ro appar­tie­ne a colo­ro che cre­do­no nel Risorto ?

« Alcuni ver­si del­la mia poe­sia “Vapore tat­ti­le”, pub­bli­ca­ta nel­la rac­col­ta “Carnànima”. “Evapora l’universo / che rac­chiu­do aper­to nel mio ver­so, / pere­gri­nan­te. Dall’io a Dio”. Ecco, augu­ro al gio­va­ne bel­ga di pere­gri­na­re dall’io a Dio, e dun­que di fuo­riu­sci­re dal recin­to di schia­vi­tù lega­liz­za­ta dell’io per ten­de­re alla liber­tà tra­scen­den­te di Dio ».

O.C.

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