Edito da Harper, è uscito il libro in cui il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance racconta la storia della sua conversione al cattolicesimo : “Communion : Finding My Way Back to the Faith”.
Nato e cresciuto protestante, approdato all’ateismo nel 2006 e infine battezzato nella Chiesa cattolica nel 2019, Vance ricorda come un suo punto di svolta l’aver ascoltato una conferenza di Peter Thiel (nella foto), grande imprenditore della Silicon Valley e fondatore di Palantir, un genio dell’intelligenza artificiale ma anche appassionato di filosofia e teologia, che “si identificava apertamente come cristiano”.
Thiel ha svolto un ruolo decisivo nel promuovere la carriera politica di Vance, in particolare nell’avvicinarlo a Donald Trump, ma è stato anche suo maestro nell’ispirargli una spiccata attenzione all’antropologo e filosofo francese René Girard (1923 – 2015), a lungo docente a Stanford, e alla sua teoria del capro espiatorio.
In breve, al centro di tale teoria c’è l’idea che il desiderio umano sia fondamentalmente mimetico e quindi portato alla violenza contro chi condivide gli stessi desideri. Ma mentre per Girard a sanare tale violenza è il sacrificio del capro espiatorio, per Thiel è il monopolio tecnologico l’unica via di fuga alla violenza mimetica del mercato.
Questa visione di Thiel, sperimentata inizialmente con Facebook e PayPal, ha segnato una svolta culturale nella Silicon Valley, condivisa da una schiera crescente di imprenditori : da Elon Musk con Tesla e SpaceX, a Reid Hoffman con Linkedin, a Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim con YouTube.
All’orizzonte, questa nuova cultura vede sorgere una sorta di post-umanesimo, nel quale la tecnologia oltrepassa i limiti biologici e sociali dell’essere umano.
Ma quanto tale nuova cultura, che anche Vance respira, è compatibile con la fede cristiana e la sua visione dell’uomo ?
A rispondere criticamente a tale domanda, in un saggio pubblicato in Francia su “Le Grand Continent” e poi in Italia su “La Rivista del Clero Italiano” edita dall’Università Cattolica di Milano, è il francescano Paolo Benanti, rinomato studioso dell’Intelligenza Artificiale e consigliere di papa Leone, che proprio tali questioni ha toccato nella sua recente enciclica “Magnifica humanitas”.
Ripercorriamo dunque l’analisi critica di Benanti.
Peter Thiel, egli scrive, “ha compreso prima di molti altri che nell’era digitale il vero potere non risiede più nel controllo dei mezzi di produzione, ma nel controllo del mezzi di imitazione e di connessione”.
Ciò che accade è ormai evidente : “Facebook ha invaso le relazioni umane. Linkedin ha mappato e strutturato il mondo professionale. YouTube ha democraticizzato la produzione video. Palantir – fondata da Thiel col sostegno della CIA – ha introdotto la logica dell’analisi dei dati nel cuore stesso degli apparati di intelligence e militari”.
Dunque si è instaurata “una nuova sovranità : il potere computazionale”. Queste imprese “non sono soltanto un modello economico ; costituiscono un atto di guerra asimmetrico contro l’ordine costituito”.
La creazione di universi economici paralleli ne costituisce l’espressione più tangibile : “PayPal nasce per rendere obsoleto il sistema bancario tradizionale ; Amazon disintegra il commercio fisico ; Google sottrae ai media il monopolio dell’accesso al sapere ; Tesla sfida l’industria automobilistica fondata sulle energie fossili”.
La domanda che ne consegue è allora questa : “Come può tale potere alternativo e dirompente essere ancora integrato in strutture democratiche?”.
Infatti, scrive Benanti, “l’eresia di Thiel non si arresta all’economia : si estende alla struttura stessa del potere politico, attingendo alla profezia formulata da William Rees-Mogg e James Dale Davidson in ‘The Sovereign Individual’ del 1997, il saggio con prefazione di Thiel venerato nella Silicon Valley coma una sorta di testo fondatore”, che “delinea un mondo nel quale la politica democratica è solo un residuo”.
Ma c’è di più. Ed è qui che entra in campo il Thiel teologo, nel recente suo saggio su “First Things” intitolato “Voyages to the End of the World”, scritto con Sam Wolfe, in cui “la contestazione della democrazia assume una forma esplicitamente apocalittica”.
Scrive Benanti, che ha recensito tale saggio in un suo precedente articolo su “Le Grand Continent”: “Thiel rilegge la modernità scientifica – inaugurata dalla ‘Nuova Atlantide’ di Francesco Bacone – non come un processo di emancipazione, bensì come un progetto sacrilego volto ad abolire Dio”.
Accostando la figura del sovrano di Bacone all’Anticristo biblico che falsamente promette pace e sicurezza, Thiel “sembra considerare questo destino ineluttabile”.
La sua visione della storia non è lineare, ma ciclica. “Ciò che Thiel prospetta non è la ‘parusìa’ cristiana, cioè l’evento finale che redime la storia interrompendola, ma una semplice rinascita all’interno del ciclo girardiano della violenza mimetica”.
La salvezza può venire – teorizza Thiel – “soltanto da un potere centralizzato, totalizzante, da un governo mondiale dispotico”.
Ed è questa la missione di Palantir : “una macchina capace di identificare e neutralizzare le minacce prima che esploda la violenza mimetica”. E allo stesso tempo la “Casa di Salomone” che “conferisce a un’élite un potere quasi divino di sorveglianza e di previsione”.
Ammantata di teologia, sarebbe questa “l’eresia politica” di Thiel. Conclude Benanti : “Accettando la tecnologia di Thiel, in particolare attraverso Palantir, le istituzioni adottano implicitamente la sua diagnosi : la società sarebbe una massa mimetica incapace di autogovernarsi, e l’unica alternativa all’apocalisse sarebbe un ordine tecnocratico imposto da un’élite di sovrani”.
Nella futura corsa alla presidenza degli Stati Uniti, il cattolico JD Vance quanto vorrà dare credito a questa eresia del suo maestro Thiel ?
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Per un’analisi critica ancor più accurata della visione di Peter Thiel si legga, inoltre, quanto pubblicato il 29 giugno su “Lisander” da Sergio Belardinelli, professore di sociologia dei processi culturali all’Università di Bologna e coordinatore scientifico del Comitato per il progetto culturale della Conferenza episcopale italiana negli anni in cui ne era presidente il cardinale Camillo Ruini :
> Peter Thiel e l’imminenza/immanenza dell’apocalisse
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Sandro Magister è stato firma storica del settimanale L’Espresso.
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