Leone e Trump. Taccuino di un conflitto asimmetrico

di Sandro Magister

Il viag­gio di Leone XIV in Africa, dall’Algeria al Camerun all’Angola e infi­ne nel­la Guinea Equatoriale, si è intrec­cia­to di fat­to con un con­fron­to tra due oppo­ste visio­ni del mon­do : quel­la del papa e quel­la del­la super­po­ten­za ame­ri­ca­na imper­so­na­ta da Donald Trump.

Non è sta­to un caso ma una scel­ta deli­be­ra­ta quel­la di Leone di ini­zia­re il viag­gio dal­la ter­ra del suo gran­de mae­stro, Agostino di Ippona. La visio­ne geo­po­li­ti­ca del papa è tal­men­te ispi­ra­ta al capo­la­vo­ro di Agostino, il “De civi­ta­te Dei”, che pro­prio su que­sto libro egli ha costrui­to l’intero discor­so rivol­to il 9 gen­na­io al cor­po diplo­ma­ti­co accre­di­ta­to pres­so la Santa Sede, secon­do il model­lo del­le due cit­tà : “la cit­tà di Dio, che è eter­na ed è carat­te­riz­za­ta dall’amore incon­di­zio­na­to di Dio (amor Dei), a cui è uni­to l’amore per il pros­si­mo, spe­cial­men­te per i pove­ri ; e la cit­tà ter­re­na, […] incen­tra­ta sull’amore orgo­glio­so di sé (amor sui), sul­la bra­ma di pote­re e glo­ria mon­da­ni che por­ta­no alla distru­zio­ne”.

“I cri­stia­ni – ha det­to – sono chia­ma­ti da Dio a sog­gior­na­re nel­la cit­tà ter­re­na con il cuo­re e la men­te rivol­ti alla cit­tà cele­ste, la loro vera patria”. E l’una e l’altra cor­ri­spon­do­no a due tipi diver­si di pace : quel­la che si spo­sa a veri­tà e giu­sti­zia e ha la sua fon­te in Cristo e quel­la inve­ce ricer­ca­ta in se stes­si che con­du­ce sem­pre a nuo­ve vio­len­ze in nome dell’amore di sé.

È pro­prio in for­za di que­sto con­tra­sto che la pre­di­ca­zio­ne di papa Leone ha mes­so più vol­te in cau­sa il pre­si­den­te degli Stati Uniti, sen­za far­ne il nome ma con tra­spa­ren­te rife­ri­men­to anche a lui.

Con la pale­se irri­ta­zio­ne del­la Casa Bianca, che pro­prio in quel discor­so di Leone al cor­po diplo­ma­ti­co ha let­to l’inizio di un cre­scen­do di cri­ti­che a Trump e ha volu­to pre­sto espri­me­re il pro­prio dis­sen­so all’allora nun­zio vati­ca­no negli Stati Uniti, il car­di­na­le Christophe Pierre, con­vo­ca­to il 22 gen­na­io al Pentagono dal sot­to­se­gre­ta­rio del­la dife­sa Elbridge A. Colby, stan­do a quan­to rive­la­to da Free Press ai pri­mi di apri­le.

Che que­sto rim­pro­ve­ro sia sta­to l’effettivo moti­vo dell’inusuale col­lo­quio è sta­to smen­ti­to sia dal­la nun­zia­tu­ra che dall’ambasciata degli Stati Uniti pres­so la Santa Sede e da ulti­mo anche dal diret­to­re del­la sala stam­pa vati­ca­na Matteo Bruni. Ma che un serio attri­to fos­se già allo­ra in atto è sta­to con­fer­ma­to da quan­to acca­du­to poi, spe­cie dopo l’avvio del­la guer­ra con­tro l’Iran.

Il 29 mar­zo, nell’ome­lia del­la dome­ni­ca del­le Palme, Leone ha det­to, citan­do il pro­fe­ta Isaia, che il nostro Dio è “un Dio che rifiu­ta la guer­ra, che nes­su­no può usa­re per giu­sti­fi­ca­re la guer­ra, che non ascol­ta la pre­ghie­ra di chi fa la guer­ra e la riget­ta dicen­do : ‘Anche se mol­ti­pli­ca­ste le pre­ghie­re, io non ascol­te­rei : le vostre mani gron­da­no san­gue’ (Isaia 1,15)”.

Il 7 apri­le, a Castel Gandolfo, dopo che Trump ave­va minac­cia­to di distrug­ge­re tut­to il popo­lo dell’Iran e l’intera sua civil­tà in una not­te, il papa ha det­to ai gior­na­li­sti, sen­za nep­pu­re atten­de­re che lo inter­ro­gas­se­ro, che “que­sto vera­men­te non è accet­ta­bi­le” e ha invi­ta­to “tut­ti a pre­ga­re, ma anche a cer­ca­re come comu­ni­ca­re con i mem­bri del Congresso, con le auto­ri­tà, per dire che non voglia­mo la guer­ra, voglia­mo la pace”.

E anco­ra, l’11 apri­le, alla veglia di pre­ghie­ra per la pace con­vo­ca­ta in San Pietro, Leone ha bol­la­to “quel deli­rio di onni­po­ten­za che attor­no a noi si fa sem­pre più impre­ve­di­bi­le e aggres­si­vo”, arri­van­do a “tra­sci­na­re nei discor­si di mor­te per­si­no il Nome san­to di Dio, il Dio del­la vita” e, peg­gio, a “fare di sé stes­so e del pro­prio pote­re l’idolo muto, cie­co e sor­do (cfr Salmo 115,4 – 8) cui sacri­fi­ca­re ogni valo­re e pre­ten­de­re che il mon­do inte­ro pie­ghi il ginoc­chio”.

È sta­to que­sto cre­scen­do che ha indot­to Trump a inter­ve­ni­re di per­so­na e a modo suo, il 12 apri­le, alla vigi­lia del­la par­ten­za del papa per l’Algeria, con un’invettiva scrit­ta di suo pugno su Truth, nel­la qua­le esor­di­sce squa­li­fi­can­do Leone come “debo­le sul fron­te del­la cri­mi­na­li­tà e pes­si­mo in poli­ti­ca este­ra”. E così pro­se­gue :

“[Leone] par­la del­la ‘pau­ra’ dell'amministrazione Trump, ma non men­zio­na la pau­ra che la Chiesa cat­to­li­ca e tut­te le altre orga­niz­za­zio­ni cri­stia­ne han­no pro­va­to duran­te il Covid, quan­do arre­sta­va­no sacer­do­ti, mini­stri e chiun­que altro per aver cele­bra­to fun­zio­ni reli­gio­se, anche all'aperto e man­te­nen­do una distan­za di tre o addi­rit­tu­ra sei metri. Preferisco di gran lun­ga suo fra­tel­lo Louis per­ché è total­men­te Maga. Lui ha capi­to tut­to. Leone no ! Non voglio un papa che pen­si che sia giu­sto che l'Iran abbia un'arma nuclea­re. Non voglio un papa che tro­vi ter­ri­bi­le il fat­to che l'America abbia attac­ca­to il Venezuela, un pae­se che sta­va invian­do enor­mi quan­ti­tà di dro­ga negli Stati Uniti e, peg­gio anco­ra, svuo­ta­va le pro­prie car­ce­ri river­san­do nel nostro pae­se assas­si­ni, spac­cia­to­ri e cri­mi­na­li vio­len­ti. E non voglio un papa che cri­ti­chi il pre­si­den­te ame­ri­ca­no poi­ché sto facen­do esat­ta­men­te ciò per cui sono sta­to elet­to, con una vit­to­ria schiac­cian­te, vale a dire por­ta­re la cri­mi­na­li­tà ai mini­mi sto­ri­ci e crea­re il più gran­de mer­ca­to azio­na­rio del­la sto­ria.

“Leone dovreb­be esser­mi gra­to per­ché, come tut­ti san­no, la sua nomi­na è sta­ta una sor­pre­sa scon­cer­tan­te. Non figu­ra­va in nes­su­na lista dei papa­bi­li ed è sta­to scel­to dal­la Chiesa solo per­ché ame­ri­ca­no ; si rite­ne­va, infat­ti, che quel­lo fos­se il modo miglio­re per gesti­re il rap­por­to con il pre­si­den­te Donald J. Trump. Se io non fos­si alla Casa Bianca, Leone non sareb­be in Vaticano.

“Purtroppo l'atteggiamento di Leone, trop­po debo­le sul fron­te del­la cri­mi­na­li­tà e su quel­lo del­le armi nuclea­ri, non mi va affat­to a genio. Né mi pia­ce il fat­to che incon­tri sim­pa­tiz­zan­ti di Obama come David Axelrod, un fal­li­to del­la sini­stra, uno di colo­ro che avreb­be­ro volu­to vede­re arre­sta­ti fede­li e mem­bri del cle­ro. Leone dovreb­be dar­si una rego­la­ta nel suo ruo­lo di papa, usa­re il buon sen­so, smet­te­re di asse­con­da­re la sini­stra radi­ca­le e con­cen­trar­si sull'essere un gran­de papa, anzi­ché un poli­ti­co. Questo com­por­ta­men­to gli sta arre­can­do un dan­no gra­vis­si­mo e, cosa anco­ra più impor­tan­te, sta dan­neg­gian­do la Chiesa cat­to­li­ca!”.

Lo stes­so gior­no, sem­pre su Truth, il pre­si­den­te ame­ri­ca­no ha pub­bli­ca­to una imma­gi­ne che lo ritrae in veste di Cristo inten­to a sana­re un mala­to : imma­gi­ne pre­sto riti­ra­ta per l’esplodere del­le pro­te­ste nel cam­po stes­so dei soste­ni­to­ri di Trump.

E Leone ? Sull’aereo che la mat­ti­na di lune­dì 13 apri­le lo por­ta­va in Algeria, nell’incontrare la stam­pa al segui­to, ha rea­gi­to con que­ste paro­le, facen­do per la pri­ma vol­ta il nome del pre­si­den­te ame­ri­ca­no : “Io non ho pau­ra dell’amministrazione Trump. Continuerò a par­la­re a voce alta del mes­sag­gio del Vangelo, quel­lo per cui la Chiesa lavo­ra. Non guar­do al mio ruo­lo come a un poli­ti­co, non sono un poli­ti­co e non voglio entra­re in un dibat­ti­to con lui. Non pen­so che il mes­sag­gio del Vangelo deb­ba esse­re abu­sa­to come alcu­ni stan­no facen­do. Io con­ti­nuo a par­la­re for­te con­tro la guer­ra, cer­can­do di pro­muo­ve­re la pace, pro­muo­ven­do il dia­lo­go e il mul­ti­la­te­ra­li­smo con gli Stati per cer­ca­re solu­zio­ni ai pro­ble­mi. Troppa gen­te sta sof­fren­do oggi, trop­pi inno­cen­ti sono sta­ti ucci­si e cre­do che qual­cu­no deb­ba alzar­si e dire che c’è una via miglio­re”. E quan­to al social Truth, veri­tà, su cui Trump ha pub­bli­ca­to il suo attac­co, ha det­to : “È iro­ni­co il nome stes­so del sito. Non aggiun­go altro”.

Passano poche ore e mar­te­dì 14 apri­le, in una tele­fo­na­ta di pri­ma mat­ti­na con la cor­ri­spon­den­te a New York del “Corriere del­la Sera”, Trump di nuo­vo attac­ca Leone : “Non capi­sce, non dovreb­be par­la­re del­la guer­ra, per­ché non ha idea di quel­lo che sta suc­ce­den­do. Non capi­sce che in Iran han­no ucci­so 42 mila mani­fe­stan­ti lo scor­so mese. Non lo capi­sce”.

E anco­ra il gior­no dopo, di nuo­vo su Truth, insi­ste nel met­te­re alle cor­de Leone : “Qualcuno gli dica che l’Iran ha ucci­so alme­no 42 mila mani­fe­stan­ti inno­cen­ti e disar­ma­ti, negli ulti­mi mesi, e che l’atomica all’Iran è asso­lu­ta­men­te inac­cet­ta­bi­le”.

Tra i poli­ti­ci più vici­ni a Trump, il segre­ta­rio di Stato Marco Rubio, cat­to­li­co, si distin­gue per il silen­zio. Più loqua­ce appa­re inve­ce il vice­pre­si­den­te JD Vance, anche lui cat­to­li­co fer­ven­te, che in vari inter­ven­ti ha ammo­ni­to il papa a “occu­par­si di que­stio­ni mora­li, di ciò che acca­de nel­la Chiesa cat­to­li­ca, e lascia­re che sia il pre­si­den­te degli Stati Uniti a det­ta­re le poli­ti­che pub­bli­che ame­ri­ca­ne”. Non solo, lo ha ammo­ni­to a “esse­re cau­to” anche “quan­do par­la di que­stio­ni teo­lo­gi­che”, per­ché quan­do “dice che Dio non è mai dal­la par­te di colo­ro che bran­di­sco­no la spa­da” dimen­ti­ca che “c’è una tra­di­zio­ne di più di mil­le anni del­la teo­ria del­la guer­ra giu­sta”.

A Vance ha repli­ca­to il vesco­vo James Massa, pre­si­den­te del­la com­mis­sio­ne per la dot­tri­na del­la con­fe­ren­za epi­sco­pa­le, affer­man­do che la guer­ra con­tro l’Iran non rispet­ta per nul­la i cano­ni che ren­do­no una guer­ra “giu­sta”, ossia neces­sa­ria e pro­por­zio­na­ta, come sem­pre soste­nu­to dal­la Chiesa cat­to­li­ca da Agostino in poi.

Quanto a Pete Hegseth, il segre­ta­rio del­la dife­sa, appar­te­nen­te alla Communion of Reformed Evangelical Churches, una deno­mi­na­zio­ne cal­vi­ni­sta for­te­men­te con­ser­va­tri­ce, non si con­ta­no i suoi riman­di a Dio che com­bat­te a fian­co degli Stati Uniti, come già più vol­te acca­de quan­do attor­no a Trump si strin­go­no bene­di­cen­ti i pasto­ri evan­ge­li­ci che fan­no par­te dell’Ufficio per la fede del­la Casa Bianca. Il 15 apri­le, in una fun­zio­ne reli­gio­sa al Pentagono, Hegseth ha cre­du­to di cita­re a suo soste­gno il pro­fe­ta Ezechiele (25,17), ma in real­tà ne ha snoc­cio­la­to una grot­te­sca varia­zio­ne ripre­sa dal film “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino.

Contro que­sto abu­so di Dio come dio del­la guer­ra papa Leone è tor­na­to a dire paro­le for­ti il 16 apri­le in Camerun, a Bamenda, epi­cen­tro del­la guer­ra civi­le che insan­gui­na quel pae­se, allu­den­do anche a tan­te altre guer­re : “Guai a chi pie­ga le reli­gio­ni e il nome stes­so di Dio ai pro­pri obiet­ti­vi mili­ta­ri, eco­no­mi­ci o poli­ti­ci, tra­sci­nan­do ciò che è san­to in ciò che vi è di più spor­co e tene­bro­so. Sì, miei cari fra­tel­li e sorel­le, voi affa­ma­ti e asse­ta­ti di giu­sti­zia, voi pove­ri, mise­ri­cor­dio­si, miti e puri di cuo­re, voi che ave­te pian­to sie­te la luce del mon­do  (cfr Matteo 5,3 – 14). Bamenda, tu oggi sei la cit­tà sul mon­te, splen­di­da agli occhi di tut­ti!”. Perché l’attuale è “un mon­do a rove­scio”, ha det­to anco­ra il papa. “È distrut­to da una man­cia­ta di tiran­ni” ed “è tenu­to in pie­di da una mol­ti­tu­di­ne di fra­tel­li e sorel­le soli­da­li”.

Leone, pri­mo papa sta­tu­ni­ten­se, sa benis­si­mo che la cit­tà sul mon­te – o sul­la col­li­na : “City upon a Hill” – è anche mot­to fon­da­ti­vo degli Stati Uniti, conia­to dal puri­ta­no John Winthrop (1586 – 1649). Parlava a una popo­la­zio­ne afri­ca­na, ma con un oriz­zon­te uni­ver­sa­le che ine­vi­ta­bil­men­te com­pren­de­va anche l’America, sem­pre però – ha det­to il 18 apri­le lo stes­so Leone nel volo dal Camerun all’Angola – tenen­do fer­mo che “con­tro­bat­te­re nuo­va­men­te il Presidente non è affat­to nel mio inte­res­se”, tan­to più con “un discor­so pre­pa­ra­to due set­ti­ma­ne fa, ben pri­ma che il Presidente faces­se qual­sia­si com­men­to su di me e sul mes­sag­gio di pace che sto pro­muo­ven­do”. Con JD Vance pron­to, que­sta vol­ta, a dichia­rar­si “gra­to a papa Leone per aver det­to que­sto”, poi­ché “disac­cor­di rea­li ci sono sta­ti e ci saran­no”, ma “la real­tà è spes­so mol­to più com­pli­ca­ta” di come la nar­ra­no i media, che “ali­men­ta­no costan­te­men­te i con­flit­ti”.

E quan­to all’orizzonte uni­ver­sa­le dei suoi appel­li, il papa non ha man­ca­to dome­ni­ca 19 apri­le, in Angola, di espri­me­re dolo­re per “il recen­te inten­si­fi­car­si degli attac­chi con­tro l’Ucraina, che con­ti­nua­no a col­pi­re anche i civi­li”, sol­lie­vo per “la tre­gua annun­cia­ta in Libano” e spe­ran­za “affin­ché la fine del­le osti­li­tà in tut­to il Medio Oriente diven­ti per­ma­nen­te”.

Il 21 apri­le, arri­va­to in Guinea Equatoriale, nel rivol­ger­si alle auto­ri­tà civi­li e al cor­po diplo­ma­ti­co, Leone è tor­na­to inol­tre ad espor­re come cri­te­rio gui­da la visio­ne del “De civi­ta­te Dei” di Agostino.

Sul ter­re­no più stret­ta­men­te poli­ti­co, a fare infu­ria­re Trump e i suoi, mol­to più che l’udienza data da Leone il 9 apri­le in Vaticano allo stret­to con­si­glie­re di Obama David Axelrod, era sta­ta la sol­le­ci­ta­zio­ne del papa ai cit­ta­di­ni ame­ri­ca­ni a fare pres­sio­ne sul Congresso, per­ché con­tra­sti la poli­ti­ca e le guer­re volu­te dal pre­si­den­te.

L’invettiva di Trump con­tro Leone ha mira­to appun­to ad asse­con­da­re quel­la par­te di opi­nio­ne pub­bli­ca che negli Stati Uniti ha sem­pre guar­da­to al papa cat­to­li­co come a un alie­no da tene­re lon­ta­no, non impor­ta se nato a Chicago  Mentre, vice­ver­sa, Leone ha fat­to leva sul­la con­sa­pe­vo­lez­za che la poli­ti­ca bel­li­ci­sta di Trump sol­le­va mol­te cri­ti­che anche tra chi l’ha fin qui soste­nu­to.

E a giu­di­ca­re da quan­to acca­de, il papa ha col­to nel segno.

Tra i vesco­vi ame­ri­ca­ni, da anni mol­to divi­si, al di la del­le pre­ve­di­bi­li e duris­si­me rea­zio­ni dei car­di­na­li pro­gres­si­sti Blase Cupich di Chicago, Robert McElroy di Washington e Joseph Tobin di Newark in un’intervista con­giun­ta alla sto­ri­ca tra­smis­sio­ne del­la CBS “60 Minutes, si sono leva­te cri­ti­che mol­to signi­fi­ca­ti­ve anche nel­la fra­zio­ne fino a ieri più com­pren­si­va con Trump. Hanno soli­da­riz­za­to col papa non solo il pre­si­den­te del­la con­fe­ren­za epi­sco­pa­le, Paul Coakley, e l’ordinario mili­ta­re Timothy Broglio, quest’ultimo arri­va­to per­si­no a inco­rag­gia­re i sol­da­ti ame­ri­ca­ni a fare obie­zio­ne di coscien­za a ordi­ni di guer­ra ingiu­sti, ma anche il vesco­vo di Winona-Rochester nel Minnesota Robert Barron, segui­tis­si­mo sui social media, solo pochi gior­ni pri­ma accol­to alla Casa Bianca come ospi­te pasqua­le, ma ora schie­ra­to­si con­tro il pre­si­den­te, che ha esor­ta­to a scu­sar­si per le sue dichia­ra­zio­ni “del tut­to inap­pro­pria­te e irri­spet­to­se”.

Anche tra i cat­to­li­ci che in net­ta mag­gio­ran­za han­no vota­to per eleg­ge­re Trump le invet­ti­ve anti­pa­pa­li del pre­si­den­te a mol­ti non sono pia­ciu­te. Se ne è fat­ta por­ta­vo­ce EWTN, il più gran­de con­glo­me­ra­to di media cat­to­li­ci del mon­do e il pri­mo negli Stati Uniti, d’orientamento mar­ca­ta­men­te con­ser­va­to­re, dove uno dei suoi con­dut­to­ri più in vista, Raymond Arroyo, non ha esi­ta­to a squa­li­fi­ca­re quan­to det­to da Trump : “Il suo è sta­to uno sciat­to e fran­ca­men­te irri­spet­to­so attac­co al papa”. Nette sono sta­te anche le cri­ti­che del­la più raf­fi­na­ta voce del pen­sie­ro cat­to­li­co con­ser­va­to­re, la rivi­sta “First Things”.

Ma ancor più rive­la­to­re è sta­to il disa­stro­so con­ses­so tenu­to il 15 apri­le ad Athens, in Georgia, da Turning Point, il movi­men­to ere­de di Charlie Kirk, il gio­va­ne atti­vi­sta trum­pia­no, reli­gio­sis­si­mo e gran­de tra­sci­na­to­re di fol­le, ucci­so nel set­tem­bre del 2025.

Ad ani­ma­re il con­ses­so, in assen­za del­la vedo­va di Kirk, Erika, era accor­so JD Vance, fre­sco redu­ce dal fal­li­to pri­mo nego­zia­to a Islamabad con l’Iran. Ma inve­ce che riscuo­te­re applau­si si è tro­va­to di fron­te una pla­tea semi­vuo­ta, doman­de imba­raz­zan­ti e cri­ti­che inso­li­ta­men­te aspre. E tut­to ciò a moti­vo dell’attacco di Trump a Leone e del suo meme in veste di Gesù che gua­ri­sce i mala­ti, entram­bi bol­la­ti come inac­cet­ta­bi­li da mol­ti inter­ve­nu­ti, cat­to­li­ci e pro­te­stan­ti di varie sigle, tra i qua­li Doug Wilson, cofon­da­to­re del­la deno­mi­na­zio­ne alla qua­le appar­tie­ne il segre­ta­rio alla dife­sa Hegseth.

Insomma, non vi sono segna­li di spo­sta­men­ti dell’opinione pub­bli­ca a van­tag­gio di Trump, come effet­to del­la sua invet­ti­va con­tro papa Leone. Anzi, sem­mai acca­de il con­tra­rio.

Una nota a mar­gi­ne. L’insistere di Trump sul silen­zio del papa riguar­do alle deci­ne di miglia­ia di oppo­si­to­ri iner­mi al regi­me ira­nia­no mas­sa­cra­ti nel­le stra­de l’8 e il 9 gen­na­io ha effet­ti­va­men­te un riscon­tro nel­la real­tà.

È vero che non si con­ta­no gli acco­ra­ti richia­mi di Leone alle vit­ti­me civi­li dei con­flit­ti in cor­so, don­ne, anzia­ni, bam­bi­ni. Ma si trat­ta sem­pre di richia­mi gene­ra­li, mai rife­ri­ti espli­ci­ta­men­te all’Iran. E anche riguar­do alla cru­de­le repres­sio­ne del­le liber­tà impo­sta dal regi­me teo­cra­ti­co di Teheran il papa ha sem­pre evi­ta­to denun­ce espli­ci­te.

Ma va nota­to che que­sto suo dop­pio silen­zio segna già una cor­re­zio­ne rispet­to a un recen­te pas­sa­to in cui la Santa Sede intrat­te­ne­va con Teheran una cor­te­sia di rap­por­ti pub­bli­ci spin­ta all’eccesso, fat­ta sol­tan­to di vicen­de­vo­li elo­gi.

I silen­zi di Leone sono il prez­zo che egli paga per non met­te­re ancor più in peri­co­lo i già mini­mi spa­zi di liber­tà degli ira­nia­ni, com­pre­si quel­li di fede cat­to­li­ca. Sono silen­zi ana­lo­ghi a quel­li che egli eser­ci­ta con la Cina, come anche col Nicaragua, e di cui il segre­ta­rio di Stato Pietro Parolin, disce­po­lo del­la “Ostpolitik” vati­ca­na nell’era sovie­ti­ca, è accor­to ammi­ni­stra­to­re.

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Sandro Magister è sta­to fir­ma sto­ri­ca del set­ti­ma­na­le L’Espresso.
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