di Sandro Magister
Quella mattina di giovedì 5 marzo l’agenda di papa Leone era zeppa di incontri di alto livello : col presidente dell’Austria, col presidente di Singapore, con la governatrice del Canada, col presidente della World Bank.
Ma nella lista delle udienze facevano capolino anche i nomi di due “professori” sconosciuti ai più : Stephen Bullivant e Stephen Cranney.
Eppure ai fini del buongoverno della Chiesa premeva di più al papa ascoltare loro che non quegli illustri capi di Stato. Per le stesse ragioni per cui pochi giorni prima l’autorevole cardinale Walter Brandmüller aveva lanciato da Settimo Cielo il drammatico appello : “Per l’amor di Dio : Abbassate le armi !”.
Le armi sono quelle con cui da decenni si combatte nella Chiesa cattolica la guerra pro o contro la celebrazione della messa in rito antico, o tridentino come spesso viene chiamato con riferimento al Concilio di Trento. Con accuse reciproche anche molto pesanti e con in più l’ultratradizionalista Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre (1905 – 1991), sull’orlo della rottura se procederà come annunciato a ordinare il prossimo 1 luglio cinque nuovi vescovi, in disobbedienza a Roma.
Nel 2007 Benedetto XVI aveva cercato di pacificare il conflitto con il motu proprio “Summorum Pontificum”, convinto com’era che “le due forme dell’uso del rito romano”, ossia l’antica e la nuova, “avrebbero potuto arricchirsi a vicenda”.
Ma Francesco, il successore, era di parere opposto. Per lui la celebrazione della messa in rito antico era soltanto fomite di divisione e coincideva con “un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II”. E il 16 luglio 2021, col motu proprio “Traditionis custodes”, restituì al nuovo messale postconciliare la qualifica di “unica espressione della ‘lex orandi’ del rito romano”, lasciando al rito antico solo minimi spazi residuali.
A sostegno di questa sua chiusura Francesco citò – senza pubblicarle – le risposte a un questionario che aveva fatto pervenire l’anno prima ai vescovi di tutto il mondo.
Ma in realtà le risposte, circa un migliaio dalle oltre 3mila diocesi interpellate, attestavano in maggioranza un buon vicinato tra l’antico e il nuovo rito, con frutti giudicati positivi, come si è saputo nell’estate del 2025 grazie alla pubblicazione dei risultati ufficiali della consultazione ad opera di due esperti vaticanisti, la statunitense Diane Montagna e l’italiano Saverio Gaeta.
Papa Leone non si è fin qui pronunciato. Nel concistoro da lui convocato il 7 e 8 gennaio la questione figurava all’ordine del giorno, con una relazione introduttiva a firma del cardinale Arthur Roche anch’essa molto ostile al rito antico, ma è stata rinviata a momenti futuri.
E l’incontro del 5 marzo di Leone con Bullivant e Cranney è stato voluto da lui proprio in vista di un’azione pacificatrice su un punto tanto essenziale alla vita della Chiesa come la celebrazione dell’Eucaristia.
A questo fine, a Leone interessa anzitutto sgombrare il campo di battaglia dalle armi improprie impugnate dalle due parti : in particolare dalle accuse ai tradizionalisti di sfiorare l’eresia, che hanno però un dubbio fondamento nella realtà, non essendo mai state certificate da vere ricerche sul campo.
Bullivant e Cranney sono infatti i primi studiosi ad essersi impegnati in una ricerca del genere, di carattere scientifico. Bullivant è professore di teologia e sociologia della religione alla St. Mary’s University di Londra, mentre Cranney, che non è cattolico, è ricercatore presso l'Institute for the Studies of Religion della Baylor University, nel Texas. Entrambi pubblicheranno il prossimo autunno un libro, edito dalla Oxford University Press, dal titolo : “Trads. Latin Mass Catholics in the United States”, che sarà appunto la prima grande ricerca sociologica sui cattolici che amano la messa in rito antico.
I due studiosi hanno anticipato alcuni dati della loro ricerca in un articolo su “Substack”, nel quale avvertono subito che il sondaggio ordinato nel 2020 da papa Francesco non aveva nulla di scientifico, indipendentemente dall’uso che se ne è poi fatto.
In particolare fanno notare che nessuna attendibile verifica era mai stata fatta sulla principale accusa scagliata contro gli amanti del rito antico : quella di non accettare quanto stabilito dal Concilio Vaticano II.
Perché invece, stando ai sondaggi e alle interviste compiute dai due studiosi su campioni rappresentativi di cattolici che prediligono la messa in rito antico, tra loro sono in netta maggioranza quelli che il Concilio lo accettano, così ripartiti nel dichiarare il loro accordo o disaccordo con l’affermazione “Accetto gli insegnamenti del Vaticano II”:
22 % fortemente d’accordo
27 % d’accordo
15 % parzialmente d’accordo
15 % né d’accordo né in disaccordo
10 % parzialmente in disaccordo
7 % in disaccordo
4 % fortemente in disaccordo
Certo, sia pur minoritaria, ha una sua consistenza anche la porzione di chi si dice in disaccordo con il Concilio. Ma Bullivant e Cranney fanno notare che dalle interviste emerge che il rifiuto è esercitato non tanto contro i documenti del Vaticano II in quanto tali, ma piuttosto contro il modo con cui sono stati successivamente attuati e interpretati.
Sui capisaldi della dottrina cattolica, inoltre, gli amanti della messa in rito antico risultano molto più fedeli dei cattolici in generale.
Ad esempio, il 95 per cento degli intervistati si dice d’accordo con l’affermazione : “Credo che il papa è il vicario di Gesù Cristo”. E questo nonostante il papa in carica, al momento del sondaggio, fosse Francesco, il più punitivo nei loro confronti.
Ancor più estesa, al 98 per cento, è tra gli intervistati la quota di chi crede nella presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nel pane e nel vino della messa, quando invece, stando a un sondaggio del Pew Research Center, ben il 69 per cento dei cattolici in generale considerano l’Eucaristia solo un simbolo.
Inoltre, gli amanti della messa in rito antico sono decisamente pro-vita. Per l’85 per cento degli intervistati l’aborto dovrebbe essere illegale in tutti i casi, per il 13 per cento illegale nella maggior parte dei casi, mentre solo per l’1 per cento dovrebbe essere legale in tutti i casi e per l’1,6 per cento legale nella maggior parte dei casi.
La ricerca compiuta da Bullivant e Cranney riguarda soprattutto gli Stati Uniti, che sono una delle aree del mondo dove la messa in rito antico è più celebrata. E ha consentito anche di verificare la sua diffusione.
Negli Stati Uniti il numero di parrocchie della Fraternità Sacerdotale San Pio X è piuttosto esiguo, con solo 103 chiese, mentre quasi 500 sono le normali parrocchie che offrono celebrazioni della messa in rito antico. Ed erano parecchie di più, oltre 800, prima che papa Francesco ponesse dei limiti drastici a queste celebrazioni.
Insomma, scrivono Bullivant e Cranney, “la caricatura degli amanti della messa in rito antico come quasi scismatici è di per sé inconsistente”. Anzi, “essi si attengono ai principi della fede cattolica con maggiore coerenza rispetto alla popolazione cattolica più ampia, compresi coloro che frequentano regolarmente la messa in rito nuovo”.
E concludono : “Questo è un caso in cui la sociologia e i suoi metodi scientifici possono aiutare la Chiesa a prendere decisioni fondate sui fatti piuttosto che su semplici impressioni o aneddoti”.
Quanto a papa Leone che ha voluto ricevere in udienza i due studiosi, vale quanto ha detto di lui un suo confratello che lo conosce bene, padre Joseph L. Farrell, priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino, nel presentare il 18 marzo un libro edito da Cantagalli dal titolo : “Leone XIV. Chi dite che io sia?”:
“È un uomo metodico, come un bravo matematico : prima ascolta, poi analizza a fondo l’idea o l’argomento in questione, si consulta con gli altri e infine prende una decisione”.
E che egli abbia già in mente un cammino e una meta di pacificazione, appare con chiarezza in quanto ha scritto a suo nome il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin nella lettera che ha inviato il 18 marzo all’assemblea plenaria dei vescovi francesi, in corso a Lourdes in questi giorni, in cui tra l’altro si legge :
“È preoccupante che nella Chiesa continui ad aprirsi una ferita dolorosa riguardante la celebrazione della Messa, sacramento stesso dell'unità. Per sanarla, è certamente necessaria una nuova prospettiva reciproca, con una maggiore comprensione delle sensibilità altrui ; una prospettiva che permetta ai fratelli, arricchiti dalla loro diversità, di accogliersi a vicenda nella carità e nell'unità della fede. Possa lo Spirito Santo suggerirvi soluzioni concrete che consentano la generosa inclusione di coloro che aderiscono sinceramente al ‘Vetus Ordo’, secondo le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di Liturgia”.
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Tanti auguri di buona Pasqua da Sandro Magister !
“Et resurrexit tertia die, secundum Scripturas”.
Nel dipinto del Beato Angelico l’apparizione di Cristo risorto a Maria Maddalena, Firenze, Convento di San Marco, 1438 – 1446.
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Sandro Magister è stato firma storica del settimanale L’Espresso.
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