Un eminente rabbino ebreo difende il patriarca Pizzaballa. La replica di Alon Goshen-Gottstein alle critiche di Della Pergola

L’ampia e den­sa let­te­ra pasto­ra­le del patriar­ca di Gerusalemme dei lati­ni, car­di­na­le Pierbattista Pizzaballa, pub­bli­ca­ta il 25 apri­le di quest’anno, ha riscos­so mol­ta atten­zio­ne in cam­po cri­stia­no, anche ai ver­ti­ci del­la Chiesa. Ne è pro­va l’editoriale di aper­tu­ra dell’ultimo qua­der­no de “La Civiltà Cattolica”, stam­pa­to come sem­pre col “visto” del­le più alte auto­ri­tà vati­ca­ne e fir­ma­to dall’ebreo e gesui­ta David Neuhaus, tut­to dedi­ca­to a valo­riz­za­re gli ele­men­ti essen­zia­li del­la let­te­ra e la sua dichia­ra­ta spe­ran­za che “la Chiesa di Gerusalemme, pic­co­la e resi­lien­te, si tro­vi a vive­re qui e ora lo sti­le del­la Gerusalemme cele­ste : esse­re luo­go acco­glien­te, luce pasqua­le che rischia­ra le tene­bre del ran­co­re, casa dal­le por­te aper­te, stru­men­to di gua­ri­gio­ne nel mon­do”.

Neuhaus è noto per aver scrit­to più vol­te, con indub­bia com­pe­ten­za, sul­la que­stio­ne israelo-palestinese, Riguardo alla solu­zio­ne fina­le dell’interminabile con­flit­to, è da tem­po scet­ti­co sull’ipotesi dei “due popo­li e due Stati”. La sua spe­ran­za è quel­la di un uni­co Stato per entram­bi i popo­li, con pari dirit­ti per tut­ti. Ma è anche invi­so a mol­ti ebrei per aver assi­mi­la­to il pri­mo sio­ni­smo al colo­nia­li­smo euro­peo di fine Ottocento.

Nel suo edi­to­ria­le, Neuhaus intro­du­ce anche infor­ma­zio­ni inte­res­san­ti sul­la natu­ra com­po­si­ta del­la dio­ce­si alla qua­le Pizzaballa ha rivol­to la let­te­ra pasto­ra­le.

Fa nota­re che quan­do die­ci anni fa Pizzaballa fu mes­so alla testa del patriar­ca­to lati­no di Gerusalemme, “seb­be­ne par­las­se cor­ren­te­men­te l’ebraico, non cono­sce­va l’arabo, e la vita pasto­ra­le del­la Chiesa loca­le in gran par­te ara­bo­fo­na costi­tui­va per lui una sfi­da”.

Questo per­ché “le par­roc­chie, distri­bui­te su quat­tro ter­ri­to­ri, si distin­guo­no net­ta­men­te tra loro sul pia­no poli­ti­co, socia­le e cul­tu­ra­le. La mag­gior par­te di esse è di lin­gua ara­ba e si tro­va in Giordania, Palestina e Israele. Tra i fede­li vi sono pale­sti­ne­si – che in Palestina vivo­no sot­to occu­pa­zio­ne, in Israele come cit­ta­di­ni, a vol­te per­ce­pi­ti di ‘secon­da clas­se’, di uno Stato che si defi­ni­sce ebrai­co, e in Giordania come cit­ta­di­ni gior­da­ni, sfol­la­ti dal­la loro patria pale­sti­ne­se – e fede­li gior­da­ni, mol­ti dei qua­li pro­ve­nien­ti da clan bedui­ni cri­stia­ni. Inoltre, in Israele vi sono pic­co­le comu­ni­tà di lin­gua ebrai­ca. Ben più nume­ro­se sono però le comu­ni­tà, viva­ci ma pre­ca­rie, di lavo­ra­to­ri migran­ti, rifu­gia­ti e richie­den­ti asi­lo, pre­sen­ti su tut­to il ter­ri­to­rio del­la dio­ce­si”.

Ma c’è di più. La let­te­ra pasto­ra­le del patriar­ca Pizzaballa ha anche acce­so con­tra­stan­ti valu­ta­zio­ni tra gli ebrei d’Israele e del­la dia­spo­ra.

Lo scor­so 19 mag­gio Settimo Cielo ha pub­bli­ca­to il com­men­to dura­men­te cri­ti­co di un israe­li­ta tra i più auto­re­vo­li, Sergio Della Pergola, pro­fes­so­re eme­ri­to alla Hebrew University of Jerusalem e stu­dio­so di fama mon­dia­le del­la demo­gra­fia e del­la socio­lo­gia dell’ebraismo.

Per Della Pergola è del tut­to inac­cet­ta­bi­le soprat­tut­to quel pas­sag­gio in cui Pizzaballa scri­ve che il 7 otto­bre 2023 con la suc­ces­si­va guer­ra a Gaza “rap­pre­sen­ta per i pale­sti­ne­si l’ultima dram­ma­ti­ca fase di una lun­ga sto­ria di umi­lia­zio­ni e di eso­di”.

Il fat­to che Pizzaballa, pochi gior­ni dopo quel 7 otto­bre, aves­se offer­to la pro­pria vita in cam­bio del­la libe­ra­zio­ne dei bam­bi­ni ebrei tenu­ti in ostag­gio a Gaza non ha atte­nua­to la cri­ti­ca di Della Pergola, per il qua­le la let­te­ra del patriar­ca “chiu­de la via a ogni pos­si­bi­le futu­ra rifles­sio­ne comu­ne o dia­lo­go fra la par­te cat­to­li­ca e la par­te ebrai­ca sul 7 otto­bre, sul pri­ma e sul dopo”.

Non la pen­sa però così un altro emi­nen­te stu­dio­so israe­lia­no, il rab­bi­no Alon Goshen-Gottstein (nel­la foto con copy­right Rex Shutterstock), fon­da­to­re e diret­to­re di The Elijah Interfaith Institute e mol­to impe­gna­to nel dia­lo­go tra ebrei e cri­stia­ni, che ha invia­to a Settimo Cielo una pun­tua­le repli­ca a Della Pergola, a cui ha dato per tito­lo : “Dobbiamo impa­ra­re ad ascol­ta­re ciò che l'altro real­men­te dice”.

Questo tito­lo, scri­ve Goshen-Gottstein, “si rife­ri­sce all'obbligo di ascol­ta­re vera­men­te ciò che l'altro dice e di non pro­iet­ta­re su di lui i nostri inte­res­si e la nostra visio­ne del mon­do”. Ma “que­sto approc­cio erme­neu­ti­co, fon­da­men­ta­le per qual­sia­si let­tu­ra di un testo appar­te­nen­te a un'altra tra­di­zio­ne reli­gio­sa, è seria­men­te assen­te nel­la rispo­sta for­ni­ta da Della Pergola”, for­se per la sua spe­cia­liz­za­zio­ne acca­de­mi­ca di demo­gra­fo e sta­ti­sti­co, quan­do inve­ce “occor­re­reb­be un teo­lo­go, o una per­so­na con una miglio­re pre­pa­ra­zio­ne nel­la let­tu­ra dei testi reli­gio­si, spe­cial­men­te di quel­li di un'altra fede, per apprez­za­re il mes­sag­gio del­la let­te­ra del car­di­na­le nel suo con­te­sto e per cor­reg­ge­re le distor­sio­ni che Della Pergola le attri­bui­sce”.

Nella sua repli­ca, è inte­res­san­te anzi­tut­to nota­re come Goshen-Gottstein sin­te­tiz­za la let­te­ra pasto­ra­le di Pizzaballa e ne indi­vi­dua il “nucleo cen­tra­le”.

Nella sua pri­ma par­te, egli scri­ve, la let­te­ra pas­sa in ras­se­gna “una mol­ti­tu­di­ne di que­stio­ni, fin trop­pe a mio pare­re”, che “fan­no da sfon­do al mes­sag­gio spi­ri­tua­le che Pizzaballa inten­de offri­re alla sua comu­ni­tà”.

La secon­da par­te del­la let­te­ra ne costi­tui­sce inve­ce “il nucleo e la giu­sti­fi­ca­zio­ne. Basandosi su una let­tu­ra del libro dell'Apocalisse, l'ultimo libro del cano­ne cri­stia­no, il car­di­na­le cer­ca una via per met­te­re in rela­zio­ne la Gerusalemme cele­ste e quel­la ter­re­na”. Ma atten­zio­ne : “non nel con­te­sto del­le real­tà poli­ti­che del­la comu­ni­tà cri­stia­na, ma nel­la real­tà socia­le e spi­ri­tua­le vis­su­ta dal­la comu­ni­tà stes­sa”. Perché la visio­ne teo­lo­gi­ca di Pizzaballa “è estre­ma­men­te raf­fi­na­ta”, anche “come con­tri­bu­to al pen­sie­ro teo­lo­gi­co con­tem­po­ra­neo”, al pun­to che “mi chie­do quan­ti all'interno del­la comu­ni­tà cri­stia­na, per­si­no tra i suoi lea­der, sia­no in gra­do di segui­re una visio­ne spi­ri­tua­le così fine e ricer­ca­ta”.

Infine, nel­la sua ter­za par­te, la let­te­ra “cer­ca di tra­dur­re il mes­sag­gio del­la secon­da sezio­ne in linee gui­da pra­ti­che su come la comu­ni­tà cri­stia­na dovreb­be vive­re in quan­to mino­ran­za in que­sta ter­ra”. Con un ruo­lo fon­da­men­ta­le affi­da­to al dia­lo­go inter­re­li­gio­so.

Nell’intera let­te­ra, “for­se trop­po lun­ga con le sue qua­si 18 mila paro­le”, il “nucleo cen­tra­le” è quin­di la secon­da par­te di taglio bibli­co. “In sostan­za, si trat­ta di un docu­men­to inter­no con una chia­ra visio­ne spi­ri­tua­le, inte­so a dare spe­ran­za e signi­fi­ca­to alla loca­le comu­ni­tà cri­stia­na”.

Fatta que­sta impor­tan­te pre­mes­sa, Goshen-Gottstein pas­sa poi in ras­se­gna i prin­ci­pa­li pun­ti di con­tra­sto tra la sua inter­pre­ta­zio­ne del­la let­te­ra pasto­ra­le e quel­la di Della Pergola.

Il pri­mo pun­to di con­tra­sto lo indi­vi­dua nel­lo scet­ti­ci­smo di Della Pergola sul­la rea­le natu­ra del­la let­te­ra, che a suo dire “non sem­bra un sem­pli­ce docu­men­to dio­ce­sa­no da distri­bui­re a poche miglia­ia di fede­li”, ma piut­to­sto “una sin­te­si del­le rifles­sio­ni matu­ra­te in 35 anni di atti­vi­tà pasto­ra­le, qua­si come un'eredità, un pro­gram­ma, da tra­man­da­re a tut­ti”.

A giu­di­zio di Goshen-Gottstein, Della Pergola sba­glia nell’anteporre le sue valu­ta­zio­ni di demo­gra­fo sul pic­co­lo nume­ro dei fede­li fino al pun­to di dubi­ta­re che la let­te­ra di Pizzaballa si rivol­ga dav­ve­ro a loro, ma sia inve­ce qual­co­sa di più ambi­zio­so, per un pub­bli­co mol­to più vasto.

Un secon­do pun­to di con­tra­sto è il rico­no­sci­men­to di Della Pergola che la let­te­ra “è espli­ci­ta­men­te una gui­da spi­ri­tua­le e non un'analisi geo­po­li­ti­ca”, ma nel­lo stes­so tem­po dubi­tan­do che “le due par­ti pos­sa­no rima­ne­re sepa­ra­te”.

Goshen-Gottstein con­di­vi­de che “la sfi­da cen­tra­le di que­sta let­te­ra” sia pre­ci­sa­men­te “la que­stio­ne se poli­ti­ca e spi­ri­tua­li­tà pos­sa­no esse­re com­ple­ta­men­te sepa­ra­te”. Ma “ciò non inva­li­da il ten­ta­ti­vo” di Pizzaballa di “evi­den­zia­re la dif­fi­col­tà e di apri­re la stra­da a ulte­rio­ri rifles­sio­ni. Può dar­si che la capa­ci­tà o l'incapacità di sepa­ra­re, e poi rein­te­gra­re, i due ambi­ti sia di per sé un pun­to di diver­gen­za tra la pro­spet­ti­va ebrai­ca e quel­la cri­stia­na. È qui che biso­gna ascol­ta­re l'altro, non inva­li­dar­lo”.

Un altro pun­to di con­tra­sto è indi­vi­dua­to là dove Della Pergola rica­va dal docu­men­to “l'impressione che Gerusalemme sia il luo­go più impor­tan­te al mon­do per la fede cat­to­li­ca, e ci si potreb­be quin­di chie­de­re qua­le ruo­lo svol­ga Roma a que­sto riguar­do”.

E qui Goshen-Gottstein obiet­ta che Della Pergola “non rie­sce a distin­gue­re tra un  mes­sag­gio spi­ri­tua­le e un mes­sag­gio poli­ti­co”. Equivoco tan­to più “curio­so se si con­si­de­ra che due­mi­la anni di esi­lio ebrai­co han­no effet­ti­va­men­te inse­gna­to a noi ebrei come vive­re in una real­tà così divi­sa”.

Ma è un altro pun­to anco­ra a segna­re il più for­te moti­vo di con­tra­sto tra i due emi­nen­ti israe­li­ti.

È il pun­to su cui Della Pergola ha scrit­to testual­men­te, nel suo com­men­to pub­bli­ca­to su Settimo Cielo :

“Nell’esordio del­la par­te pri­ma del­la let­te­ra, Pizzaballa affer­ma che ‘il 7 otto­bre 2023 e la guer­ra di Gaza han­no signi­fi­ca­to qual­co­sa di diver­so e dirom­pen­te per cia­scu­no dei due popo­li di que­sta ter­ra’. Nel seguen­te ordi­ne : ‘Per i pale­sti­ne­si rap­pre­sen­ta l’ultima dram­ma­ti­ca fase di una lun­ga sto­ria di umi­lia­zio­ni e di eso­di. Per gli israe­lia­ni, inve­ce, qual­co­sa di ine­di­to : vio­len­ze che han­no fat­to rivi­ve­re gli orro­ri acca­du­ti in Europa ottant’anni fa’.

“Qui Pizzaballa mi per­de come let­to­re, quan­do descri­ve in tal modo avve­ni­men­ti che si sono svol­ti in un ordi­ne dram­ma­ti­ca­men­te inver­so, e con atto­ri diver­si. Il 7 otto­bre è, sì, uno sto­ri­co ‘spar­tiac­que’, ma atten­zio­ne, in modo del tut­to diver­so da come lo descri­ve il car­di­na­le. Per gli ebrei il 7 otto­bre costi­tui­sce una bre­ve repli­ca del­la Shoah a ottant’anni dal­la Shoah vera e uni­ca : un mas­sa­cro bar­ba­ro e mostruo­so di civi­li nel­le loro case. Ma per gli isla­mi­ci costi­tui­sce la scel­ta di un’inaudita vio­len­za per affer­ma­re la pro­pria asso­lu­ta ed esclu­si­va pro­prie­tà del ter­ri­to­rio, per can­cel­la­re Israele ed eri­ge­re al suo posto un Califfato isla­mi­co. L’inversione dell’ordine dei fat­to­ri e lo stra­vol­gi­men­to dei fat­ti costi­tui­sce una scel­ta nar­ra­ti­va impor­tan­te. Dato che le nar­ra­ti­ve pos­si­bi­li sono più di due, la scel­ta qui effet­tua­ta dell’una esclu­de la pos­si­bi­li­tà del­la secon­da. La scel­ta del car­di­na­le chiu­de la via a ogni pos­si­bi­le futu­ra rifles­sio­ne comu­ne o dia­lo­go fra la par­te cat­to­li­ca e la par­te ebrai­ca sul 7 otto­bre, sul pri­ma e sul dopo”.

E que­sta è la repli­ca di Goshen-Gottstein :

“Questo è il pas­sag­gio chia­ve del­le obie­zio­ni di Della Pergola, secon­do cui Pizzaballa sta­reb­be in qual­che modo pren­den­do posi­zio­ne, pre­fe­ren­do una nar­ra­zio­ne all'altra. Si trat­ta di un'interpretazione estre­ma­men­te ten­den­zio­sa e fuor­vian­te. Non rie­sco a imma­gi­na­re un modo più neu­tra­le per pre­sen­ta­re entram­be le pro­spet­ti­ve. Uno dei prin­ci­pa­li pro­ble­mi che gli ebrei affron­ta­no dal 7 otto­bre è la sen­sa­zio­ne che il mon­do non rico­no­sca la pro­fon­di­tà del trau­ma subi­to in quel­la data. Il car­di­na­le, inve­ce, la rico­no­sce. Lo affer­ma espli­ci­ta­men­te : ‘La socie­tà israe­lia­na è trau­ma­tiz­za­ta dal 7 otto­bre 2023’. Non rie­sco a tro­va­re una dif­fe­ren­za signi­fi­ca­ti­va tra quan­to affer­ma­to dal car­di­na­le e quan­to Della Pergola avreb­be volu­to che affer­mas­se. Che die­tro l'attacco di Hamas si nascon­da una visio­ne poli­ti­ca più ampia è sem­pli­ce­men­te irri­le­van­te.

“Pizzaballa affer­ma che que­sto è uno spar­tiac­que per entram­be le comu­ni­tà, cia­scu­na per le pro­prie ragio­ni, offren­do la più pro­fon­da e soli­da­le com­pren­sio­ne per la par­te ebrai­ca. Il pro­ble­ma, quin­di, è che il patriar­ca non si sareb­be espres­so nel­lo spe­ci­fi­co con­te­sto poli­ti­co che Della Pergola avreb­be desi­de­ra­to ? Ma que­sto è un pro­ble­ma di Della Pergola, non del patriar­ca. Semmai, una let­tu­ra impar­zia­le del­la let­te­ra rive­la pro­prio il con­tra­rio. Della Pergola insi­ste mol­to su qua­le del­le due par­ti vie­ne pre­sen­ta­ta per pri­ma, come se ciò dimo­stras­se le sim­pa­tie di Pizzaballa. La veri­tà sem­bra esse­re l'opposto. La reto­ri­ca nel pre­sen­ta­re la par­te israe­lia­na è di gran lun­ga più poten­te ed evo­ca­ti­va. Viene pre­sen­ta­ta al secon­do posto per l'effetto reto­ri­co di ‘alza­re la posta’, in altre paro­le, riser­van­do l'elemento più for­te alla fine. Mentre per i pale­sti­ne­si si trat­ta di una que­stio­ne ricor­ren­te, per gli ebrei è un even­to uni­co e sen­za pre­ce­den­ti. Questa è un’espressione di pro­fon­da com­pren­sio­ne ed empa­tia, non di schie­ra­men­to. Della Pergola inve­ce ha adot­ta­to una stra­te­gia reto­ri­ca che insi­ste su una sola riga all'interno di un docu­men­to di 18 mila paro­le e ha fat­to in modo che que­sta riga defi­nis­se per lui l'intero testo. O, come dice lui, ‘ha per­so’ il car­di­na­le in quel pre­ci­so istan­te. Non ci sareb­be quin­di altro da leg­ge­re o su cui riflet­te­re. Dal pun­to di vista intel­let­tua­le, que­sto è un atteg­gia­men­to debo­le e scor­ret­to. In ter­mi­ni di rela­zio­ni ebraico-cristiane, è distrut­ti­vo”.

Nel con­clu­de­re la sua repli­ca, Goshen-Gottstein scri­ve che il com­men­to di Della Pergola ha arre­ca­to un serio dan­no alle rela­zio­ni ebraico-cristiane, “in un momen­to mol­to dif­fi­ci­le per gli ebrei di tut­to il mon­do”, con cre­scen­ti onda­te di anti­se­mi­ti­smo. “Abbiamo biso­gno di ami­ci. Non dob­bia­mo tra­sfor­ma­re gli ami­ci in nemi­ci. Questo vale per il car­di­na­le, ma ancor più per la Chiesa cat­to­li­ca, par­te del­la qua­le si sta len­ta­men­te ripo­si­zio­nan­do con­tro di noi. Il modo in cui ascol­tia­mo e il modo in cui rispon­dia­mo sono quin­di fat­to­ri vita­li per deter­mi­na­re non solo le rela­zio­ni ebraico-cristiane, ma anche la qua­li­tà del­la vita ebrai­ca in diver­se par­ti del mon­do”.

Nell’auspicare che “l'errata impres­sio­ne gene­ra­ta dai com­men­ti uni­la­te­ra­li di Della Pergola ven­ga cor­ret­ta”, Goshen-Gottstein scri­ve che il pro­fes­so­re e il patriar­ca “for­se dovreb­be­ro incon­trar­si di nuo­vo per cer­ca­re di com­pren­der­si a vicen­da”, allu­den­do a pre­ce­den­ti incon­tri tra i due, l’ultimo un anno fa, “tra ami­ci di vec­chia data”.

E pro­se­gue :

“Ma al di là del­la neces­si­tà di rime­dia­re al dan­no cau­sa­to dal­la rispo­sta sbri­ga­ti­va e par­zia­le di Della Pergola, dal­la let­te­ra del patriar­ca emer­ge una que­stio­ne più ampia : qual è la visio­ne spi­ri­tua­le che cia­scu­na del­le comu­ni­tà nutre per Gerusalemme e qua­le spa­zio occu­pa l'altra fede in que­sta visio­ne ? Della Pergola sem­bra allu­de­re a que­sto alla fine del suo com­men­to, quan­do scri­ve che ‘non vie­ne pre­so in con­si­de­ra­zio­ne che vi sia qual­cun altro che pos­sa col­ti­va­re degli idea­li di ere­di­tà spi­ri­tua­le con­cer­nen­ti la stes­sa ter­ra, né come ren­de­re com­pa­ti­bi­li que­sti idea­li con­cor­ren­ti’. Non vie­ne pre­so in con­si­de­ra­zio­ne per­ché non è que­sto lo sco­po del­la let­te­ra. Ma è cer­ta­men­te il suo invi­to impli­ci­to. Il patriar­ca ha pro­po­sto una visio­ne spi­ri­tua­le per Gerusalemme. Possiamo noi ebrei (e in futu­ro i musul­ma­ni) arti­co­la­re la nostra visio­ne di una Gerusalemme spi­ri­tua­le che lasci spa­zio all'altra visio­ne ? La real­tà odier­na di Gerusalemme sem­bra sug­ge­ri­re che il car­di­na­le sia anni luce avan­ti rispet­to alla lea­der­ship reli­gio­sa ebrai­ca sot­to que­sto aspet­to. Ma deve esse­re per for­za così ?

“Della Pergola sem­bra sug­ge­ri­re che esi­sta un'alternativa spi­ri­tua­le ebrai­ca che egli non arti­co­la, né spet­ta a lui arti­co­lar­la. Il gran­de invi­to di que­sta let­te­ra pasto­ra­le e di que­sto dibat­ti­to è rivol­to a lea­der, visio­na­ri e teo­lo­gi del­le diver­se reli­gio­ni, affin­ché si riu­ni­sca­no per riflet­te­re sul­la visio­ne spi­ri­tua­le offer­ta dal patriar­ca e sul­le visio­ni alter­na­ti­ve, paral­le­le o iden­ti­che che potreb­be­ro pro­por­re. Ciò ele­ve­reb­be il dia­lo­go, tra­sfor­man­do­lo da una ste­ri­le dispu­ta sull'impatto del­le stra­te­gie reto­ri­che a un signi­fi­ca­ti­vo scam­bio inter­re­li­gio­so, come auspi­ca­to da que­sta let­te­ra. Se la voce di Della Pergola è sta­ta ascol­ta­ta negli ambien­ti ebrai­ci, spe­ro che anche la mia ven­ga ascol­ta­ta e che l'organo rap­pre­sen­ta­ti­vo o la sina­go­ga com­pe­ten­te invi­ti a un simi­le con­fron­to. È così che nasco­no e si raf­for­za­no le ami­ci­zie. Ed è così che si vive un fram­men­to del­la Gerusalemme cele­ste qui sul­la ter­ra, ovun­que essa si tro­vi”.

— —  — -

Sandro Magister è sta­to fir­ma sto­ri­ca del set­ti­ma­na­le L’Espresso.
Questo è l’attuale indi­riz­zo del suo blog Settimo Cielo, con gli ulti­mi arti­co­li in lin­gua ita­lia­na : set​ti​mo​cie​lo​.be
Ma di Settimo Cielo è con­sul­ta­bi­le anche l’intero archi­vio, anno per anno e in più lin­gue :
> 2026 – 2025-2024 – 2023-2022 – 2021-2020 – 2019-2018 – 2017
Come pure l’indice com­ple­to del blog www.chiesa che l’ha pre­ce­du­to :
> 2016 – 2015-2014 – 2013-2012 – 2011-2010 – 2009-2008 – 2007-2006 – 2005-2004 – 2003-2002

Retour en haut